Ho da poco terminato di leggere un libro molto interessante, rivelatorio direi. Si tratta del libro “Cambiare per conoscere” di Giorgio Nardone e Claudette Portelli, edito da TEA.
www.mondadoristore.it
Si tratta di un testo che analizza ed espone i principi della Terapia Breve Strategica (TBS) nei disturbi psichici di vario genere, talora complessi. Non conoscevo nulla di tutto questo, ma il buon amico Luca Giorgetti mi ha suggerito questo nome ed un giorno ho trovato questo testo in una libreria e l’ho comprato.

Ad una prima parte, in cui è illustrata un pochino di storia ed evoluzione della TBS, segue una parte in cui è esposto il presupposto su cui si basa la medesima ed è un approccio interessante e, appunto, strategico. Se il problema è raffigurabile come una scacchiera, l’approccio è quello di agire in modo da ridurre sempre più il campo d’azione, fino alla casella unica in cui risiede il problema. Tutto è impostato su domande discriminanti ed escludenti.

L’altro principio su cui si basa la TBS non è capire quale sia stato il problema a causare il disagio, ma ciò che lo mantiene in vita. In altri termini, non potendo stabilire perché ci sia acqua nella barca (ricerca che potrebbe richiedere tanto tempo da causare l’affondamento), è importante capire cosa fa entrare acqua e come fare per interromperne l’ingresso.

Tipicamente una persona risponde a problemi con comportamenti basati sulle sue percezioni che, solitamente, sono basate su esperienze precedenti. Questi comportamenti spesso non sono altro che tentate soluzioni che non solo non risolvono il disagio, ma tendono ad intensificarlo e a ripeterlo in un loop senza soluzione.

La TBS si fonda su modelli che sono orientati ad obiettivi, su soluzioni che si adattano al problema e non viceversa e sulla personalizzazione autocorrettiva che eviti il riprecipitare nel circolo vizioso delle tentate soluzioni.

Altre parti molto interessanti riguardano una sorta di classificazione delle persone da trattare, divise in collaborative, collaborative ma incapaci a farlo, non collaborative od oppositive ed infine quelle persone che non sono collaborative, ma non sono nemmeno in grado di opporsi.

Viene illustrata la metodologia di intervento, partendo dal colloquio, per far si che la persona non solo sia spontaneamente portata ad abbandonare le tentate soluzioni, ma a divenire parte attiva del proprio ripristino psichico, nel rispetto della richiesta sottintesa che nel libro viene chiaramente evidenziata: Cambiateci, ma senza cambiarci!.

Di particolare interesse il sesto capitolo “Strategie avanzate focalizzate” dove vengono portati esempi pratici e molto dettagliati su specifici problemi psichici come Disturbi fobici e ansiosi (Attacchi di panico, Disturbo ossessivo-compulsivo, Dismorfofobia), Depressione, Disturbi dell’alimentazione (Anoressia, Vomiting/Bulimia, Disturbo da alimentazione incontrollata), Patologie da blocco della performance, Problemi comportamentali dell’infanzia (Comportamento oppositivo-provocatorio, Mutismo selettivo, Enuresi, Etichettamento patologico), Presunta psicosi.

L’ultima parte pone l’accento sulla valutazione scientifica del lavoro psicoterapeutico, nonché sul futuro della TBS. Devo ammettere che è stata la parte più noiosa del libro.

Devo quindi dire che si tratta di una lettura estremamente interessante e affascinante, che fa apparire le cose meno complesse di quanto la maggior parte delle persone è disposta a credere. Non posso quindi fare a meno di pensare alle implicazioni del suo impiego in abbinamento ai concetti espressi dalla 5 Leggi Biologiche, in funzione di aiutare persone in cui i conflitti o la costellazione conflittuale siano particolarmente invalidanti dal punto di vista comportamentale e sociale, ma questo richiede uno studio approfondito ed una esperienza che io non possiedo.

Complimenti agli autori di questo importante libro a cui esprimo un caloroso ringraziamento.

Cambiare per Conoscere
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