La Quinta Legge Biologica della Nuova Medicina Germanica (NMG) afferma che ogni supposta “malattia” forma parte integrante di un Programma Speciale della Natura con Pieno Senso Biologico (SBS) in un contesto evolutivo.
Così da sola, questa legge esprime l’importanza capitale della evoluzione nello sviluppo degli esseri viventi e delle supposte “malattie” che sono nate, nascono e potranno nascere nel trascorrere di suddetto sviluppo. I differenti regni che costituiscono i viventi – minerale, vegetale, animale e umano – sono in costante evoluzione, il che implica una simbiosi tra essi stessi.
I minerali, i vegetali, gli animali e gli umani non sono comparsi per arte magica, nel senso che non “nacquero” su questo pianeta nelle loro forme attuali, ma emersero piano piano da esso in un processo di costante evoluzione.
L’evoluzione dei viventi potrebbe quindi riassumersi in una serie di basi principali – minerale, vegetale, animale e umana – da dove ognuna di esse raccoglie la memoria e nasce dalla precedente, sviluppandosi con una complessità vantaggiosa. È un processo dinamico infinito dove queste basi si sostengono l’un l’altra in un perfetto equilibrio necessario per il mantenimento della vita.

Per fare un esempio molto semplice: il vegetale, nel suo processo di respirazione (fotosíntesi) – processo indispensabile per il mantenimento della sua vita – capta il biossido di carbono (CO2) di cui necessita e, più tardi, emette ossigeno (O2). In quanto agli animali e agli umani, captiamo l’ossigeno di cui necessitiamo e, più tardi, emettiamo biossido di carbono – altro processo di respirazione vitale per il mantenimento della nostra vita. Questo dimostra che la pianta sostenta, nello stesso tempo, tanto l’animale quanto l’umano, e viceversa. Ma quello che è più importante, alla luce dell’esempio precedente e che oltrepassa il fenomeno di semplice interscambio di sostanze gassose, è che da sempre l’umano può far uso delle piante per il mantenimento del proprio equilibrio.

Un po’ di storia

L’impiego di piante medicinali da parte dell’uomo si conosce da tempi immemorabili. Sia in Occidente come in Oriente, i principi di utilizzazione, sebbene differiscano in piccoli dettagli, conservano sempre la stessa finalità: recuperare l’equilibrio.
La presente sezione ci permetterà di dare un’occhiata all’influenza occidentale in materia di utilizzazione delle piante medicinali.

Secondo gli scavi archeologici effettuati in cimiteri iracheni, l’evidenza più antica della utilizzazione di piante medicinali risale a circa 60.000 anni fa. Si conferma così l’uso di piante medicinali di base come l’Achillea (Achillea millefolium), l’Altea (Althaea officinalis), il Senecio dorato (Senecio aureus) o la Centaurea (Centaurium erythraea).

Il sistema medico più antico, fino ad ora documentato, è originario dell’Egitto. Il suo testo medico più antico esistente, il papiro Ebers, risalente al secolo XVI a.C., vale a dire 1.500 anni prima dell’apparizione di tutta la documentazione corrispondente della Medicina Cinese. Questo testo cataloga 700 erbe medicinali tra le quali alcune sono impiegate ancora oggi, come l’Aloe (Aloe vera) e la Senna (Cassia senna). Il papiro Ebers fu, senza dubbio, il primo documento mirante a separare la magia dalla medicina. Contiene 877 ricette di erboristeria applicabili a una gran varietà di malattie e sintomi.
Al tempo dei greci, Ippocrate (460-379 a.C.) fu considerato il padre della medicina e insisteva sul fatto che un rimedio doveva essere un alimento e un alimento, un rimedio. Ippocrate era un osservatore paziente e meticoloso, che annotava con cura tutti i dettagli dello sviluppo della malattia, come parte integrante del processo di guarigione. Cercava il momento idoneo nel quale la persona richiedesse un aiuto mediante forme dolci di fisioterapia, massaggio, bagni, erbe medicinali specifiche (non più di 200) e, soprattutto, alimenti sani. A quell’epoca, la grande maggioranza dei medici erano viaggiatori ambulanti e Ippocrate non era una eccezione. In questo modo, una maggior varietà di piante medicinali, provenienti da tutte le parti del mondo conosciuto, si aggiunse alla nomenclatura di base.

A quell’epoca si scoprirono diverse piante tossiche. Per esempio, il gran filosofo greco Socrate, fu costretto da tre suoi “oppositori” a bere una infusione mortale di Cicuta (Cicuta maculata).
Parallelamente alla continuazione della pratica medica privata, i primi ospedali nacquero nell’Impero Romano, come risposta diretta alla necessità della guerra; questi primi stabilimenti compirono bene il loro lavoro, assistendo bene i soldati feriti.
Le due figure mediche più importanti di Roma, i cui contributi instaurarono le norme indiscutibili in botanica e medicina, furono Pedonius Dioscoride (I secolo d.C) e il greco Galeno, che esercitò a Roma (approssimativamente. 131-200 d.C). Il contributo più importante di Dioscoride si concentra nei suoi cinque libri di botanica, racchiusi nel titolo De Materia Medica, fondamento di tutta la Materia Medica dei 1600 anni successivi. L’aspetto più utile del lavoro di Dioscoride è il raggruppamento delle piante in base al loro effetti fisiologici. Nonostante tutto, ai tempi di Dioscoride non esisteva un “consenso medico” (sic) e le sue idee non ottennero l’approvazione unanime in quanto alla natura della malattia.

Dalla sua nascita fino al MedioEvo, la chiesa cristiana impedì tutta la pratica medica preferendo l’atto di fede alla cura. La conseguenza di questa impresa religiosa fu il tentativo di distruzione e soppressione delle antiche conoscenze a proposito di erbe e i medicamenti naturali. Fortunatamente queste poterono essere preservate grazie ai manoscritti trasmessi segretamente attraverso i secoli. I monasteri si trasformarono in centri erboristici e pratiche tradizionali, conservando così un gran numero di piante battezzate come “farmacie” (dal termine latino “officinalis”). Questi stessi monasteri raggiunsero una gran fama per i propri giardini di piante medicinali.

Fu precisamente nel medioevo quando vissero due dei più grandi precursori di quella che sarebbe diventata la utilizzazione delle piante medicinali. Si inizia proprio da qui a scoprire, senza ancora identificarla come tale, la modalità di azione simpaticotonica e vagotonica di ogni pianta e le sue azioni sistemiche.
Hildegarde von Bingen (1098-1179) fondò il suo primo monastero a Rupertsberg (Germania) dopo esserne stata nominata abadessa nel 1136. La sua idea si basava sull’integrare il corpo, il pensiero e lo spirito in una terapia che includesse una dieta equilibrata, erbe e pietre preziose. Hildegarde integrò anche l’uso terapeutico degli organi animali (organoterapia), già in uso nella Medicina Tradizionale Cinese (MTC) e nell’Ayurveda. La sua dieta equilibrata descriveva i pericoli derivanti dai cibi freddi e crudi, così come i rischi di una alimentazione con troppa carne e grassi. La sua opera Il Libro delle sottigliezze delle creature divine (tradotto dal latino) è un classico del genere.

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