di Sayer Ji
Articolo originale: http://www.greenmedinfo.com/blog/oops-it-wasnt-cancer-after-all-admits-national-cancer-insitutejama
Traduzione e adattamento di Giorgio Beltrammi

Dopo decenni di errate diagnosi ed errati trattamenti del cancro, e milioni di danneggiati, il National Cancer Institute e importanti giornali cone il JAMA, hanno ammesso finalmente che erano in errore.

Torniamo al 2012, il National Cancer Institute ha raggruppato un meeting di esperti per valutare il problema degli errori di classificazione del cancro e le susseguenti overdiagnosi e overtrattamenti, stabilendo che milioni di persone possono aver avuto un errore diagnostico di “cancer” della mammella, della prostata, della tiroide e del polmone, quando nei fatti le loro condizioni erano piuttosto buone e avrebbero potuto essere chiamati “accrescimenti benigni e indolenti di origine epiteliale”. Nessun pentimento fu mostrato. Nessun media di rilievo ritenne di farlo sapere al largo pubblico. E più importante, nessun radicale cambiamento è stato intrapreso nella pratica della diagnosi, prevenzione e trattamento del cancro.
Essenzialmente, in una manciata di parole molto efficaci, alla popolazione globale che pensava di avere un “cancro letale” e che era stata successivamente trattata per questo, spesso con procedure e trattamenti violenti, si sarebbe dovuto dire “oops…ci siamo sbagliati. Non avete mai avuto il cancro, dopo tutto.”

Se date un’occhiata al problema solamente per quanto riguarda il cancro alla mammella, sovradiagnosticati e sovratrattati negli USA nei passati 30 anni, è stato stimato che approssimativamente 1.3 milioni di donne sono state erroneamente trattate. La maggior parte di queste donne non ha idea di essere state delle vittime e molte di esse si sono identificate con il loro aggressore in una sorta di Sindrome di Stoccolma, perché ritengono che “le loro vite sono state salvate” da un trattamento non necessario, quando nei fatti gli effetti collaterali, sia fisici che psicologici, hanno quasi certamente ridotto sia la qualità che la durata della loro vita.

Quando il rapporto NSC è stato rilasciato, è stata una sorta di rivincita per coloro che sostenevano la posizione per cui una forma comunemente diagnosticata del cosiddetto “cancro al seno in fase iniziale”, noto come il carcinoma duttale in situ, non fosse intrinsecamente maligna e non dovevano per forza subire i trattamenti convenzionali di mastectomia parziale, mastectomia, radioterapia e chemioterapia.

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