Decidiamo di visitare un qualunque supermercato e ci accorgiamo dell’abbondanza ostentata di tutti quei sapori, una girandola di gusti, di odori, di colori e tentazioni; il luogo ideale per ricordare a chiunque che bisogna avere fame e che la fame deve essere soddisfatta e anzi, sembra quasi che in quei luoghi la fame possa e debba essere prevenuta.
Si compra di tutto, spesso perfino quello che non piace, ma non fa niente, per molti ciò che conta è riempire un frigo, una dispensa, gli occhi, il vuoto che ci portiamo dentro, poi arriva qualcuno che il vuoto lo ha nello stomaco, da giorni, da mesi o magari anni, qualcuno che suo malgrado vive un paradosso, circondato da una abbondanza che non può toccare, alla quale non ha accesso e che gli ricorda che la fame esiste, si sente nello stomaco, nelle gambe che non ti sorreggono come dovrebbero, nella disperazione dei Figli che piangono e non chiedono neppure più quando si mangia.
Poi arriva qualcuno che la fame la conosce davvero e che per Dovere/Diritto di provare a Vivere, spinto dalla ferma e primordiale necessità di sopravvivere, di Esistere, prende ciò che gli serve: un pezzo di formaggio, due wurstel, il petto di pollo per i Figli che non si chiedono neppure più quando si mangia.
Lo capisci che hanno fame perché immersi nell’abbondanza, in quella opulenza di sapori, colori e odori, prendono l’essenziale, il minimo vitale.
Siamo al paradosso ragazzi miei, alla negazione di un diritto che, duro a morire, fa riemergere con forza un dovere: Esistere, mangiare per Esistere.
Qualcuno ha qualcosa da obbiettare? Io no.
Buona fortuna
Susi