È veramente una bella sorpresa accorgermi che alle 9 del mattino ho fatto già un sacco di cose e che di fronte a me c’è ancora tanto tempo per me.
Ma è un errore, o un fraintendimento, il definire “tempo per se”; come se fosse normale usare il proprio tempo a favore di qualcun altro.
Eppure noi siamo abituati a usare molto del nostro tempo per compiacere i bisogni altrui.
E così perdiamo il nostro tempo, perdiamo la nostra presenza …perdiamo noi stessi.

Perdiamo il nostro tempo al lavoro, in funzione di avere qualcosa che poi dovrebbe artificialmente allietare il tempo che rimane per noi, ma non è così che possiamo sperare di vivere bene il nostro tempo.
Il tempo è comunque nostro, è riservato a noi. Il nostro posto, in questo tempo, ci è già stato riservato. Sulla poltrona di questa vita c’è già il nostro nome, ma siamo così abituati a vivere la vita e il tempo per gli altri, che lasciamo il nostro posto per loro.

E constatiamo che sono già passati 10 anni dall’ultima volta che abbiamo avuto un barlume di consapevolezza di noi immersi nel nostro tempo.

Mi sono seduto qui, su una panchina al parco, davanti al laghetto, dove da una piccola cascatella scende dell’acqua. Ho percepito il suo tempo, l’ho messo in assonanza col mio e per un attimo ho “sentito” quella piccola cascatella di acqua.
Il sole, filtrato dalle foglie, illumina a tratti la pagina sulla quale sto scrivendo. Traccia penisole, gole e insenature sul mare bianco del foglio. Le foglie disegnano.

Ho tempo per vedere queste cose. Ho tempo per fantasticare, per vedere il fumo che sale dalla cima d’argento del mio sigaro.
Io sono questo tempo. Sono questa vita.
La mia.

il-tempo