Verso le tre del pomeriggio le condizioni del tempo sembravano adeguate per uscire. Mi sono vestito e sono uscito, ma davanti all’ascensore mi sono accorto di essere senza ombrello. Stavo per convincermi che avrei potuto lasciarlo in camera, ma poi c’ho ripensato e l’ho preso su.
In strada la gente era già molta, eppure aveva appena smesso di piovere. C’era un sole molto pallido e inesorabilmente circondato di nubi.
Avendo progettato di andare a vedere la “mitica” Fontana di Trevi, sono andato alla stazione Termini a prendere la metro, linea A. Ho acquistato due biglietti, un pacco di Toscanello Scelto e un accendino.
Una folla enorme, difficile da immaginare per chi non abita in città grosse, mi ha trasportato verso l’ingresso ai treni e dopo un paio di fermate ero a Barberini, dove a piedi avrei raggiunto la Fontana che è nota ai più per il film “La Dolce Vita”.
Devo dire che ho fatto fatica a trovarla, ma quando sono acceduto alla piccola piazza dove c’è il famoso monumento, sono rimasto colpito dalla massa enorme di persone che era intenta ad avvicinarsi alla balaustra per poter ammirare l’opera idro-scultorea. Il fatto di potersi fare uno stupido selfie, da soli o in gruppo, con la fontana sullo sfondo, ha fatto la gioia dei tanti venditori abusivi del “bastone telescopico da selfie”. Il clima festaiolo, la possibilità di cogliere un momento sereno in una giornata di pioggia merdaiola, mi ha permesso di notare gente in pose tra il fomale ed il grottesco, gente con sorrisi impossibili più che improbabili, bastoni agitati come bacchette magiche per cogliere l’attimo fuggevole di vacanze romane.
Tutto sommato una bella massa di gente piena di gioia.

Come ho già detto, io il casino e la massa non la sopporto e me ne sono allontanato presto, per dirigermi verso il vicino Quirinale, la sede di quel personaggio inutile e massone che è il presidente della repubblica. Sulla sommità di una lunga scalinata si affaccia una larga piazza con al centro una fontana di grandi dimensioni con un alto obelisco e due sculture di bianco marmo, una bellezza. Naturalmente anche qui la polizia e devo spendere due parole a proposito.
Sulla piazza di Trevi ci saranno state non meno di 3.000 persone e non c’era nemmeno un vigilino a controllare. Nella piazza del quirinale, dove
c’erano si e no 100 persone c’erano due auto dei carabinieri e una della polizia. Se un attentatore vuol fare il mestiere da terrorista e fare davvero un macello, basta che si diriga dove la gente non vede l’ora di andare. Li non c’è nessuno che controlla. Per non parlare della metro.
Comunque bando a questi discorsi minacciosi.
Dalla piazza del quirinale, seguendo la via XXIV Maggio, sono giunto nuovamente nei pressi del Vittoriano, ma ho cambiato strada e sono passato davanti al Foro di Traiano con i mercati traianei, una serie di opere architettoniche dei primi decenni dopo Cristo, molto ben conservati. Mi ha colpito la grandezza e la complessità degli edifici e di fronte a queste cose mi sono chiesto se siamo veramente avanzati con l’architettura.
Insomma ‘sta gente ha fatto cose stupefacenti 2.000 anni fa e senza tutti i mostri meccanici di oggi; in proporzione noi dovremmo essere in grado di fare cose ben più straordinarie di quelle oggi disponibili. Con la corruzione che c’è oggi con mafiacapitale, eventuali nuove opere non potrebbero durare che per un paio di decenni, per poi crollare miseramente.

Dal mercato traianeo mi sono diretto nuovamente verso Via Cavour per giungere a San Pietro In Vincoli, che si trova poco lontano dal Colosseo. La scalinata che c’è per raggiungere la piazza mi ha messo il cuore in gola. All’imbocco della galleria non pioveva, ma all’uscita invece veniva giù a dirotto. Tra l’umidità climatica e la sudorazione, ero bagnato più dentro che fuori e sono entrato nella basilica che mi facevo schifo da solo.
Particolarmente emozionante il vedere la statua del Mosè di Michelangelo e non ho potuto fare a meno di pensare all’aneddoto – probabilmente falso ma affascinante – per il quale lo scultore, al termine della sua opera avrebbe scagliato il martello contro il ginocchio della statua gridando “Perché non parli?”. Un’opera d’arte veramente affascinante che ho anche filmato, contornata da altre sculture di pregevole fattura.
All’esterno la pioggia era cessata e ho ripreso il cammino verso l’albergo, dove sono giunto alle 18.30, stanco e sudatissimo.
Bella doccia e poi andrò a cena, dopo aver scritto queste memorie.