L’inclemenza del tempo mi ha costretto a limitare le visite ai monumenti della città eterna.
Di buon mattino, erano circa le 7.45, mi sono messo in cammino per prendere la metro Linea A. Essendo abbastanza presto ho pensato erroneamente di trovare poca gente per strada, ma invece di gente ce n’era in abbondanza.
Sono sceso nella metropolitana ed ho preso il treno per andare a Città del Vaticano, dove volevo vedere la piazza S. Pietro.
Come da indicazioni trovate sul vagone della metro, sono sceso alla fermata “Lepanto – Vaticano”, ma in realtà se fossi sceso ad “Ottaviano” avrei fatto molta meno strada a piedi.
Già da mezzo chilometro di distanza c’era una fila di gente che faceva spavento, ma andavamo abbastanza sciolti, quindi sono acceduto alla piazza sacra dopo circa 10 minuti.
Devo dire che credevo avrei provato più stupore nel vedere il cupolone e il loggiato di colonne, ma ammetto che l’emozione che mi ero immaginata, non l’ho avuta. Ne ho provata di più a vedere il Vittoriano, ma andiamo per passi (che sono stati molti).
La grandezza del cupolone sovrastava una orda di fedeli che non riesco nemmeno ad immaginare da quanto tempo fosse li e ancora tanta gente doveva accedere alla grande piazza. Sono rimasto stupito e un po’, come dire, preoccupato dalle imponenti forze di polzia, carabinieri, esercito ed altre forze di controllo che presiedevano i cacelli e passavano, ad una ad una, le persone con metal detector a forma di paletta. Lo stesso trattamento l’avevo avuto ieri per poter accedere alla basilica di Santa Maria Maggiore.
Ho provato un pochino di dispiacere…trattati come criminali a prescindere. Sarà anche il segno dei tempi, ma non è un progresso per l’umanità, è un regresso e un modo per far credere alla gente che il nemico è comunque la gente stessa.
Vabbè.
Una volta entrato a S. Pietro ho scattato delle foto, ma devo subito dire che a me la folla, il casino e la decina di bande musicali – con majorette – che facevano un chiasso pazzesco, mi hanno suggerito di andarmente molto presto. Non ho nemmeno tentato di vedere la basilica.

Una volta fuori dal casino vaticanico, mi sono buttato sul lungotevere e mi sono recato alla residenza estiva del papa, Castel Sant’Angelo, un edificio cilindrico di grandi dimensioni che si trova proprio antistante al ponte omonimo. Ho proseguito, scattando diverse foto dei ponti e degli edifici più importanti e ho trovato simpatica la coppia di rematori che percorrevano il Tevere sotto un cielo plumbeo e sopra un’acqua verde chiaro. Giunto al ponte Umberto I ho fatto la foto del palazzo di Giustizia (Cassazione). Ho proseguito fino al ponte Cavour e poco prima di giungere a questo ho fotografato la facciata della piccola basilica del Sacro Cuore del Suffragio. Molto carina e composta, dal biancore luminoso. Ho attraversato il ponte e mi sono trovato davanti all’Ara Pacis ed al Mauseoleo Augusto, poi ha iniziato a piovere. Pensare che avevo rifiutato, un minuto prima, l’acquisto di un ombrello da un indiano – che babbeo.
Dapprima erano quattro gocce e mi sono detto che avrebbe smesso, ma poi le gocce sono diventate 16-32-128-3240 ed ho acquistato un ombrello da un benemerito altro indiano che si trovava nella via Ripetta. 5 euri e mi sono salvato da una pioggia che non ha smesso pi di cadere.
Proseguendo sulla via Ripetta sono giunto alla Piazza del Popolo con le sue due chiese – una ricoperta di impalcature ad restaurationem. La piazza ha il gran obelisco Flaminio nel mezzo e due fontane – spente – ai lati, mentre su un altro lato è presente il Pincio.
Sono entrato nella chiesa di Santa Maria del Popolo, proprio sulla piazza e sono rimasto esterrefatto dalla ricchezza delle opere scultoree e pittoriche, dalla magnificenza dei marmi, dai bassorilievi, dal realismo dei quadri li custoditi. Ho pensato che sebbene io non sia un credente, in nome di dio si sono realizzate delle opere artistiche che mi danndo un po’ di fiducia in questo genere animale chiamato uomo. Sono rimasto in quella chiesa per diverso tempo, nell’intento di scattare delle foto, ma anche a causa delle condizioni meteo vergognose non sono riuscito a fare granchè.

Uscito da quella chiesa, grazie all’ombrello acquistato poco prima, mi sono avviato in un bar li vicino a prendermi un caffè e poi ho percorso via del Corso fino a giungere alla facciata posteriore del Vittoriano, o Altare della Patria. Prima di giungere alla facciata anteriore, ho fotografato, con non poca difficoltà per via del non sapere come fare a ripararmi con l’ombrello ed al contempo usare il cellulare, un obelisco cilindrico finemente percorso da una spirale di bassorilievi di grande bellezza. Ai miei piedi c’era un gabbiano dalle dimensioni un po’ preoccupanti, che cercava di entrare nella pizzeria che era alle mie spalle. Sembrava che stesse aspettando una pizza. Ci siamo fermati a fotografarlo in una decina di persone.
Poi, tra seimila pozzanghere, impalcature, varchi di lavori in corso e un traffico da paura, sono arrivato davanti alla facciata del Vittoriano e sono rimasto veramente con il fiato sospeso…Bello….maestoso, imponente, candido. Ho salito la scalinata e non ho potuto fare a meno di ricordare le immagini dell’Istituto Luce quando filmò Hitler e Mussolini che salivano quegli stessi gradini per porre una corona al Milite Ignoto. Ho percepito la storia di quei gradini, come quando su quelle gradinate si raccolsero le fedi d’oro, l’oro alla patria che doveva conquistare il suo impero.

Sono giunto in cima ed ho scattato altre foto e poi sono entrato a vedere il Museo Risorgimentale. 5 euro il prezzo del biglietto per vedere la storia in oggetti, del periodo risorgimentale di questa italia. Cimeli, bandiere, spade, fucili ad avancarica, lettere, medaglie, statue e busti. Un periodo storico per me non entusiasmante, ma che ha una importanza suprema per la nostra storia.
Devo dire che mi ha un po’ disgustato il fatto di avere una famiglia alle spalle che anzichè portare rispetto a quelle vestigia del passato, non faceva altro che chattare, ricevere messaggi, telefonare ed altre cose che proprio erano fuori luogo e di incredibile cattivo gusto. Mi chiedo se hanno capito il dovere di portare rispetto. Per certa gente quegli eroi sono morti invano.

Davanti al vittoriano Piazza Venezia e il suo palazzo, Il palazzo. Da una di quelle finestre, credo la prima a destra del finestrone centrale, un tale Benito Mussolini arringava le folle “oceaniche” in molte occasioni, come quella del 10 giugno in cui annunciò l’inizio della guerra. Guardando la piazza – che ha un traffico pazzesco – mi risulta difficile capire come potesse contenere tutta quella gente come si vede nei filmati del Luce

Il tempo fuori era irritantemente ostile e uscito da quello scrigno di storia, sono andato a vedere il Campidoglio, anche quello molto sorvegliato e presidiato. La copia della statua equestre di Marco Aurelio era li, al centro, insensibile alla pioggia, davanti al palazzo del sindaco di Roma. L’ho fotografata in una luce autunnale un po’ pesante.
Ho quindi rifatto il giro del Vittoriano e sono sbucato sulla via dei Fori Imperiali. Tra chi ti vuol vendere una visita guidata in inglese, chi ti vuol vendere un ombrello anche se ce l’hai e chi ti vuol vendere i biglietti di metro e autobus, sono arrivato in vondo al Corso Cavour.
L’ho risalito per andare in quella enorme libreria che avevo trovato all’ingresso della Metro alla stazione Termini.
L’umidità mi aveva totalmente permeato, mi sentivo bagnato fin dentro l’anima e non vedevo l’ora di entrare in un luogo coperto.
Che giornata infame ragazzi.
Alle 12.30 mi sono infilato in un ristorante e ho pranzato, spendendo incredibilmente poco. Ristorante italiano, ma personale nepalese ed indiano.
Oggi farò un altro giro, vediamo se il tempo sarà meno cattivo.