L’universo femminile è popolato da almeno tre varianti dello stesso individuo biologico:

  1. la femmina, che incarna l’aspetto biologico puro, la sessualità, la seduzione, l’animalità
  2. la donna, che incarna l’aspetto sociale
  3. la madre, che incarna l’aspetto supremo che tutto racchiude. Il crogiolo dove la vita si materializza

Tre versioni della stessa persona che possono convivere simultaneamente, pur caratterizzandosi da modificazioni psico-fisiche talora drastiche.
Questo breve studio rappresenta un tentativo di racchiudere numerose nozioni che entrano a far parte dell’immenso e variopinto panorama dell’universo femminile.

1. La Bimba

Parliamo di sviluppo embrionale in funzione di comprendere come si formi una femminuccia.

Verso il IX – X giorno di gestazione si ha il completamento dell’impianto dell’embrione, l’embrione entra completamente nella mucosa uterina che si ricostruisce alle sue spalle; in questi giorni si sviluppano numerosi cambiamenti nella struttura dell’embrione.
Verso il XII giorno inizia il contatto embrione ‐ madre: in questa seconda settimana si assiste anche alla formazione dei primi contatti e scambi attivi fra embrione e madre: per fenomeni di erosione vengono a formarsi delle cavità che portano in contatto il circolo sanguigno della madre con quello dell’embrione. Il contatto effettivo avviene alla fine della seconda settimana, verso il quattordicesimo – quindicesimo giorno (questi giorni dovrebbero essere sufficienti per portare la madre alla consapevolezza della gravidanza ed evitare quelli che possono essere i danni a carico embrionale per assunzione di sostanze nocive o per il subire shock biologici).

Lo sviluppo dei genitali comincia immediatamente nell’embrione, ma la differenziazione tra maschi e femmine prende il via solo dopo la 7° settimana dalla fecondazione. Prima di allora i genitali sono identici.
A partire dalla settima settimana di gestazione, i genitali esterni maschili e femminili sono indistinguibili e sono formati da una sorta di bottoncino detto tubercolo genitale, da una cresta urogenitale e da una coppia di rigonfiamenti posti su ciascun lato della cresta e chiamati labioscrotali.
Sotto lo stimolo dell’estrogeno i rigonfiamenti laterali si fondono solo alle estremità formando le grandi e le piccole labbra, mentre il tubercolo si rimpicciolisce a formare il clitoride (5°-6° mese). I genitali esterni si completano intorno alla dodicesima settimana e continuano a crescere per tutto il resto della gravidanza.
Proprio come i testicoli dei maschietti, le ovaie nella bambina si formano nella cavità addominale.

Spesso nelle femmine il primo segno di esordio puberale è lo scatto di crescita della statura (in circa tre anni di sviluppo acquistano mediamente 18-20 cm e smettono di crescere verso i 15 anni), seguito dall’ingrandimento progressivo delle mammelle (spesso non simmetrico) e dalla comparsa dei peli pubici e ascellari; contemporaneamente il bacino si allarga, il tessuto adiposo si distribuisce prevalentemente su glutei, fianchi e cosce, le ghiandole sudoripare si attivano, il clitoride e le piccole labbra si ingrandiscono. Le mestruazioni (generalmente il menarca avviene tra gli undici ed i 14 anni) invece rappresentano di solito un evento tardivo della pubertà femminile e contrassegnano la maturazione del collegamento nervoso e ormonale tra cervello da una parte e utero e ovaie dall’altra; tuttavia i primi cicli mestruali spesso sono irregolari e privi di ovulazione, pertanto per una completa capacità riproduttiva sono necessari di solito ancora alcuni mesi.

2. La figura materna e paterna

Quando è ancora nell’utero, la femmina vive in uno stato di beatitudine che si trasforma, nel momento della nascita in un rapporto di amore e di simbiosi con la madre. Si tratta, dal secondo mese in poi, di una simbiosi normale, nella quale la bimba si comporta e agisce come se lei e la madre fossero un unico sistema.
All’inizio una buona simbiosi con la madre, sorretta da un amore attento, è indispensabile affinché la bimba possa acquisire quella sicurezza di base che è fondamentale perché possa poi sviluppare una personalità armonica (I due gradini più bassi della piramide di Maslow, ovvero il soddisfacimento dei bisogni principali e biologici).
Fin dai primi mesi di vita però, la presenza del padre come terzo individuo, al di fuori della coppia madre-figlia è importante per favorire la buona riuscita della simbiosi e il suo superamento. Il padre presente, infatti, dovrebbe saper sostenere la sua compagna e cogliere istintivamente il momento in cui ‘riaffacciarsi’ nella coppia per favorire l’allentamento della simbiosi. Anche per la madre infatti è importante la presenza del terzo che la aiuti ad uscire dalla coppia simbiotica con la figlia e ad affrontare senza timore gli aspetti depressivi che tale separazione talvolta comporta (perdita del territorio o dell’identità). Per la figlia poi, la presenza del padre è indispensabile, verso la fine del primo anno, affinché possa distinguersi dalla madre ed iniziare a percepirsi come individuo a sé.
All’età di un anno e mezzo, con la conquista della deambulazione e l’inizio del linguaggio, la bimba diviene un’entità individuale separata. È allora che si pongono le premesse per il suo sviluppo psichico. Nell’osservazione dei suoi comportamenti si riscontra, dopo i sedici e i diciassette mesi, la disponibilità a passare periodi sempre più lunghi di tempo lontano dalla madre. Per questa ragione la figura paterna è particolarmente importante. Spostando lo sguardo sul padre la figlia si sente attratta dalla sua energia così diversa da quella materna ed inizia a stabilire con lui una nuova relazione, consolidando la sua relativa autonomia dalla madre.
Per la figlia è questa la prima forma di ‘amore’ per il maschile.
Si ritiene che all’età di circa tre anni e mezzo, l’amore per identificazione nei confronti del padre, cominci a dissolversi. Finora i figli hanno vissuto soprattutto nei confronti della madre, ma anche nei confronti del padre, un amore relativamente indisturbato. Le tonalità dell’amore assumono connotazioni di tipo competitivo, della bimba nei confronti della madre. Le energie sessuali si potenziano e si sviluppa un sentimento di rivalità che ritornerà, potenziato, nella pre-adolescenza. Dai cinque ai dieci anni la bambina vive un periodo relativamente calmo. La sua attenzione inizia a rivolgersi al di fuori della famiglia, alla società. Dal punto di vista della psicoanalisi è soprattutto il padre che ha il compito di guidarla in questa direzione, aiutandola a sviluppare due funzioni psichiche complementari: di proibizione (“quello che dovrei essere”) e di aspirazione (“quello che vorrei essere”). La prima aiuta a formarsi una coscienza morale, ad interiorizzare i confini tra ciò che è giusto e ciò che non lo è, ad assumere come propri quei ‘no’ che provengono dal padre.
Generalmente il primo codice morale si forma sull’esempio dei genitori, ma soprattutto del padre.
La seconda funzione, quella di aspirazione, spinge invece a superare quelle limitazioni intellettuali ed emotive che legano i figli alla famiglia.
Verso i dieci-undici anni inizia la pre-adolescenza. I ragazzi/e sentono un forte bisogno di condividere le proprie esperienze con i propri coetanei ed in particolare con gli appartenenti allo stesso genere. Alcune ragazze tornano ad amare intensamente il padre ed è quando cadono le difese nei confronti della tenerezza e del mondo emotivo, facendosi strada una forte attrazione per un’altra persona esterna alla famiglia, che cercano lo sguardo del padre, che le renda sicure della loro femminilità nascente, del loro carattere unico e fortemente personale. A questa età, con la sua presenza, fatta di gesti, parole e sguardi, il padre trasmette ai figli quella fiducia in se stessi che è indispensabile per affrontare la vita.
Se invece il padre è assente o distratto, alla fine dell’adolescenza il fuoco della passione per l’altro, ma più in generale per la vita, si spegne e la figlia diventa triste e disorientata oppure depressa e dipendente.

Sorgente: Donna – Femmina – Madre – La Natura non crea sfigati!