In una riunione con gli amici e cofondatori della Scuola di cui non dico ancora nulla, è venuta fuori l’importanza del nome, non solo della iniziativa per la quale ci siamo riuniti, ma anche e soprattutto dei nostri nomi di persona.
Io non ci avevo mai pensato prima a quanto fosse importante il nome e cosa c’è all’origine di quel nome, le intenzioni e i costrutti di chi ce lo ha dato e cosa ancestralmente ha comportato la decisione di applicarci quel nome.
Sta di fatto che mi si è messa la cosiddetta “pulce nell’orecchio”, soprattutto quando è stata menzionata la propria appartenenza a quel nome rispetto, ad esempio, ad un soprannome o un nickname.

Isolated chaulkboard that states "hello, my name is"

Mi si è aperto un mondo e con una certa, per così dire, meraviglia ho scoperto che ho sentito più appartenermi il mio nickname “borgio3” che il mio nome.
Non so dire se sia triste o meno o se sia giusto o no, ma so che borgio3 lo sentivo meglio di Giorgio, il mio nome.
borgio3 mi è stato applicato da Supereva quando feci il primo account di posta elettronica e parliamo di 16 anni fa. Da quel giorno e per molto tempo, il mio nomignolo virtuale me lo sono sentito molto bene addosso.

È evidente che per uno come me, con il complesso reale di inferiorità e invisibilità, essere visto da tanta gente virtuale come borgio3, ha significato una parziale e virtuale soluzione alla mia scarsa autostima.
Ma è appunto una soluzione virtuale.
Grazie agli amici di cui sopra ed al mio lavoro interiore iniziato da qualche anno, borgio3 sta morendo per lasciare lo spazio che merita a Giorgio.

Tutto questo può forse e in parte descrivere come anche il proprio nome, come la propria esistenza, viva di contesti, situazioni, esperienze, emozioni, biologia, amori, immagini, luci e suoni.
Può anche e forse spiegare il successo dei Social Network, dove il nome è decontestualizzato dal dinamismo soggettivo della vita vera e dal proprio aspetto fisico del momento, per essere inserito in un mondo virtuale dove tutto può essere vero e falso allo stesso tempo, ed agli altri offriamo/imponiamo un volto e un nome che non appartiene a nessun contesto, a nessuna verità, a nessuna bugia e nemmeno al proprio essere interiore. Si è autorizzati a mentire, persino su se stessi e su come ci si vede e come si vorrebbe ci vedessero.

Nel nome vero però, rimane la cruda verità.
Che si può sentire come bene, ma anche come male.