È qualche mese che non ho un Amore da frequentare. Lo cose sono andate così e non voglio riflettere su colpe o meriti, su se, ma e forse di una storia lunga e finita.
Chi sa di questa mia condizione mi dice: «Coraggio, troverai un altro amore, magari più bello!»
La più classica e disimpegnativa frase da dire a chi ha raccolto i cocci e non sa se buttarli, tentare di ripararli o lasciarli li per continuare a tormentarsi.
Poi ci sono gli sbrigativi, che dall’alto della loro esperienza ginecoludica ti dicono ridendo: «Vai a figa!».
Vabbe’.cocci-rotti-di-vetro-52433399

All’inizio sei addolorato, poi rifletti, poi ti autoinfliggi la colpa di tutto, poi la infliggi all’altro, poi al fato, poi ti proponi nuovi traguardi (viaggi su Marte, windsurf sulle lune di Saturno, high-diving nei mari di Plutone, visita a Mao nell’aldilà), poi ti incazzi, poi diventi amaro e un pochino alcolico, poi scopri la tua libertà e poi pensi a come farti nuovamente irretire da quel gran figlio di troia che si chiama Amore.

Ho raggiunto quell’età dove non sei giovane, ma nemmeno vecchio e non sei nemmeno altruista.
Mi trovo tra l’incudine di una libertà mai avuta prima e il martello delle giornate quequere dove non vuoi tornare a casa.
Non mi serve un amore nuovo, non ho voglia di rimettermi in discussione, ma al tempo stesso sento il vuoto di non avere una controparte femminile che condivida i momenti belli, dove si vede lo stesso cielo, ci si scalda allo stesso sole e si ode la stessa musica.

Certe cose, nelle storie d’amore durate anni, in qualche modo diventano abitudini, o almeno per me lo erano divenute, ma il termine è improprio. Non richiedono più attenzione, ma sola condivisione. Insomma, nel mio modo di vedere e di concepire un rapporto, non c’è bisogno di esami quotidiani su “Mi ami? Ma quanto mi ami?”
Quelli che risponderanno a questo post, leggendo questa frase potranno dire: «Ma l’abitudine è la tomba dell’amore!». A questi rispondo: «Invece il quotidiano senso di precarietà e il dover dimostrare ogni giorno di essere degni dell’amore dell’altro cos’è, l’altare della pazzia?»
Dicevo che quelle “abitudini” avevano pervaso ognuna dei 53 miliardi di cellule che mi compongono – beh dai, un pochino di più vista la mia mole.
Una nuova storia scardina per forza quelle “abitudini” e richiede uno sforzo che sono indeciso se voler compiere o meno.

Intanto rimango coi cocci, che ho già raccolto e messo nel sacchetto dell’immondizia, ma non riesco a trovare, in questo mondo, il cassonetto dei “Rifiuti sentimentali”. Forse, andando su Venere, il prossimo anno, troverò una discarica fatta apposta.