Ieri sera – veramente l’altro ieri sera ma l’articolo lo scrivo oggi – sono stato a Savignano ad assistere alla presentazione del libro di Serena PattaroComunicazione Efficace“.
È stato un incontro interessante perché l’autrice punta molto alle origini etimologiche delle parole ed al dinamismo dei verbi, soprattutto nella loro declinazione al presente ed all’infinito.
Partendo dalle ragioni che hanno portato all’impiego della comunicazione a parole – fomentata dalla presenza di segreti nascosti nella persona che non può rischiare di svelarli tramite la comunicazione telepatica – Serena ha indicato come diversi studi abbiano dimostrato l’implicazione dei suoni, e quindi delle parole, nella riformulazione del DNA. Si tratta di studi russi che hanno evidenziato che quel 95% del codice genetico ritenuto “junk” – spazzatura – è influenzato dalla formulazione di suoni e parole.comunicazione-efficace

L’autrice del libro ha anche mostrato come le parole determinano la realtà dell’individuo, influenzando proprio il DNA e quindi la sua biologia cellulare. “Le parole come veicoli e generatori di realtà” è un concetto noto ed ora dimostrato scientificamente e per questo l’impiego delle parole non è importante soltanto nel modo con cui vengono pronunciate, ma soprattutto per il loro vero significato e quanto questo influenzi la biologia della persona che le ascolta e che le pronuncia.
Conoscere il vero significato etimologico delle parole permette di valutare convenientemente il quoziente energetico e quindi le potenzialità dinamiche delle medesime.

Attraverso studi energetici e sonori, Serena ha mostrato come parole come “morte” o “colpa” abbiano un valore energetico pari a 0 (zero), annunciando che la morte, dal punto di vista energetico e fisico, non esiste. Anche la colpa non esiste e questo potrebbe essere una curiosa spinta ad eliminare i sensi di colpa che annichiliscono miliardi di persone.
Parole come “credere”, “fede” e “fiducia”, hanno mostrato caratteristiche molto diverse da quelle normalmente sospettate. Serena ha quindi introdotto il discorso del credere e il fare esperienza diretta.
Troppe volte, nella vita, si accettano per vere notizie e conoscenze che poi, all’atto pratico, sono diverse se non proprio false. Sull’uso delle parole a significato travisato, si è fondata e si fonda la nostra società e l’autrice ha rimarcato il fatto che attualmente è molto diffusa una “cattiva comprensione” nella comunicazione a parole.
Questa cosa ha destato subito il mio interesse e grazie a questa esposizione abbiamo compreso che “forza” è molto meno energetica di “potere”. Quest’ultima racchiude il concetto di “infinito” che eleva la sua quota energetica ben oltre quella che contraddistingue la parola “forza”.

Tornando alle parole “credere”, “fede” e “fiducia”, abbiamo potuto scoprire che “credere” racchiude pochissima energia e non alimenta la vita, come invece può fare la parola “fede”, perché?
Perché “credere” non si fonda sulla esperienza propria, ma su quella altrui applicando limiti energetici molto importanti. “Fiducia” ancor più che “fede”, implicando il concetto di esperienza propria e la voglia di apprendere, aumentano la quota energetica in grado di alimentare la vita e la crescita.

Una bella lezione e devo dire «Brava Serena!». Ottima illustrazione di concetti importantissimi, che proseguirà con la lettura del suo libro.
Grazie🙂