La paura serve.

Serve a non fare cose stupide, a salvarsi la pelle di fronte al pericolo. Biologicamente parlando ha un valore supremo, evita la perdita insensata di vite.
Ma la paura ha un inizio ed una fine, come tutte le cose. Non c’è sempre.
Ha ragioni oggettive per sorgere ed altre ragioni oggettive per tramontare. Come il sole.

In Natura la paura non esiste in assenza di pericolo reale.
Nella vita degli uomini, anzi nel Regno degli uomini, invece si.
Se ci guardiamo attorno, è la paura immaginaria a tenere in piedi il Regno degli uomini.

Un qualsiasi animale che non sia l’uomo, non vive la paura quando non abbia percepito qualcosa che gli suggerisce che c’è un vero motivo per avere paura. Fino alla comparsa di segni di allarme, che riguardano solo l’esterno di se’ e non suggeriti da altri animali, la bestiola è in pace, in completa rilassatezza con il mondo circostante, con la Natura.
L’animale sa ancestralmente che il suo organismo è perfetto, che non è fonte di paura e quindi la paura è evocata unicamente da ciò che può minacciarlo dall’esterno. Il suo corpo non è nemmeno sospettato di essere fonte di paura ed allarme.
L’animale si fida unicamente di ciò che vive in prima persona, non è interessato ai pareri di altri animali perché nessun animale grida l’allarme se non ce n’è motivo. L’animale non è interessato alla professionalità di un consimile, egli è già un esperto per proprio conto e si fida unicamente di ciò che è vero per i propri sensi.

Per l’umano tutto questo si è perso in gran parte, mescolato alle sovrastrutture psicologiche ed alle pretese di moralità, etica, ecc. ecc.
L’uomo si fida sempre più di ciò che non c’è, perdendo di vista ciò che è reale. Si fida di tante cose fittizie che non sono biologicamente rilevanti e utili.
Per l’uomo la paura non è soltanto oggettiva, ma anche e soprattutto immaginaria, fomentata, dilatata, pubblicizzata, in questi casi immotivata e insensata.
Per l’umano la paura sorge, sempre più spesso, non per esperienze personali dirette, ma per sentito dire, per credenze e convinzioni e indotta da altri che se lo possono permettere perché vestiti da, ed eletti ad esperti, ovvero persone che si crede abbiano vissute tutte le esperienze.

Lavorando in sala operatoria vedo molte persone che si consegnano nelle mani di altre considerate esperte, perché indotte dalla paura che il proprio organismo abbia fatto qualcosa di sbagliato.
Quello che – mi sia consentito il termine – mi amareggia di più è accorgermi che molta gente che operiamo crede che il proprio organismo l’abbia tradita, che la Natura abbia voltato loro le spalle e che il camice bianco – umano anche lui – possa porre rimedio a cotanto voltafaccia.
Pur stando bene – a parte le urgenze in cui la persona sta male – non si fidano del loro corpo, ma del parere, delle convinzioni, delle credenze di un altro umano che ha vissuto una vita diversa.

In assenza di pericolo reale (predatore) l’animale se ne sta in panciolle, fidandosi di se’ e del proprio corpo.
L’umano, anche in assenza di oggettivi pericoli ed in totale benessere, segue il parere di qualcuno che l’umano stesso ritiene esperto su come si comporta il proprio corpo. È come chiedere al medico: «Dottore, come sto?».
Assurdo!
La paura, in questo caso, non solo non è motivata, ma è dannosa.

Per queste ragioni è importante conoscere le 5 Leggi Biologiche. Togliersi la paura di cose inesistenti. Evitare che la paura, anziché salvarci, possa ucciderci.
Capire come funziona il corpo nelle situazioni normali e speciali, comprendere cosa fa e perché, serve a togliersi il pregiudizio che il corpo stesso sia fonte di problemi. Serve a ritornare ad essere i veri e gli unici esperti di se stessi. Serve a tornare a guardare la vita e la Natura con occhi riconoscenti e grati. Tornare ad essere un po’ più animali e meno esseri virtuali e prigionieri.

Sorgente: Paura cieca per gente prigioniera – La Natura non crea sfigati!