Mi diverto a leggere nelle persone il loro comportamento, animato dalla voglia di farmi due risate e dal desiderio di capire gli automatismi comportamentali, impiegando uno strumento magnifico come l’Enneagramma.
Vediamo il comportamento pre, intra e post vacanziero e vediamone il lato ironico e un pochino esagerato.finger-vacation

La vacanza dell’Uno
Se decide lui dove andare ci può mettere un sacco di tempo a scegliere la meta, che ama sia esclusiva. Organizza tutto in modo irreprensibile e non accetta critiche sulle sue scelte. Basta uno sguardo satanico per incenerire chi osa avanzare delle critiche.
Se non decide lui, avrà da dire sulla data (terrà in conto il traffico, il meteo, gli astri, la situazione politica locale, il PIL, il tasso di criminalità, trasporti e strutture sanitarie), sul luogo (valuterà l’altitudine, il clima predominante, le temperature medie, le precipitazioni, il patrimonio storico-culturale, ecc.), sul come arrivarci (viabilità, trasporto aereo, navette, trenini, piste ciclabili, ecc.).
Durante la vacanza noterà tutto quello che non gli sta bene e tenterà di correggerlo, irritandosi silenziosamente per tutto ciò non gli sta bene.
Se ha fatto un piano turistico, sarà pieno di dettagli che vorrà asssssolutamente rispettare, pena crocifissione pubblica di chi ha deteriorato suddetto piano.
Una volta tornato, dopo aver scattato 6000 foto, le criticherà una ad una con frasi tipo: «Qui la luce non è perfetta!», «Qui ero sfuocato.», «Qui lui ha mosso la falange distale del mignolo sinistro…» e via di questo passo.
Concluderà la sua vacanza con la frase lapidaria: «Qui non ci torno più!»
La vacanza del Due
Decide lui dove, come e quando perché sa cosa è meglio per tutti. Infiocchetterà il tutto in modo incantevole. Se non ha deciso lui, accetterà tutto con una enfasi straordinaria, complimentandosi in modo seducente.
Si farà carico di fare tutti i bagagli, di acquistare tutti i biglietti, di prenotare tutto, elencando con gioia quanto ha fatto e quanto tempo ci ha messo.
Alla partenza porterà tutte le valigie, sorridendo ed offrendosi di fare qualche altro servizio. In albergo, o in tenda, o in camper, metterà a posto tutto dicendo agli altri che non hanno ancora mosso un dito: «Ci penso io, voi riposatevi che siete stanchi!»
Scatterà un milione di foto con tutti gli altri a fare da soggetti, ma lui non comparirà mai, al massimo si farà ritrarre mentre fa da mangiare, mentre porta lo zaino di tutti o quando fa un qualsiasi servizio per gli altri.
Se si fanno delle escursioni, porta due tonnellate di vettovaglie che offre continuamente anche se non richiesto. Se c’è da fare il bagno al mare tiene conto di quanto tempo è passato dall’ultima mangiata di tutti, anche singolarmente e si offre di fare da bagnino di salvataggio in caso di emergenza. Spalma la crema su tutti con amore e dedizione e nel farlo rimane ustionato.
Al ritorno mette a posto tutto in breve tempo, dicendo agli altri: «Ci penso io, voi riposatevi, che la vacanza stanca!»
La vacanza del Tre
Semmai si permettesse di andare in vacanza, il 3 lo farebbe solo ed esclusivamente a due condizioni:

  1. Si va in vacanza solo se tutti gli impegni sono stati onorati
  2. Si va in vacanza dove si spende molto

La vacanza per il 3 è fondamentalmente un cosa superflua, ma se si sente spinto a farla la usa come manifesto del proprio status socio-economico-sessuale, quindi per quanto possibile si va in vacanza per pavoneggiarsi. Un 3 giunge sulle spiagge dei Caraibi o di Portofino o di Capri già abbronzato a dovere. Giunge in quelle località con la sua portaerei personale, pilotata e accudita da 11.000 persone stipendiate. Un 3 non va in vacanza a Rimini o Riccione e se è costretto a queste mete, esce solo per recarsi nei posti più esclusivi e popolati da “bella gente”.
La noia è sovrana per un 3 in vacanza, che non sa cosa fare e non percepisce nulla che sia migliore del fare affari e organizzare il proprio business. Mentre gli altri si divertono, pippano coca e scopano come conigli, lui si annoia.
Di fare delle foto non gliene frega nulla. Non ha mai rivisto quelle delle sue vacanze precedenti, nemmeno quelle scattate al largo degli anelli di Saturno. Mostra raramente interesse per i posti che visita e se è costretto a mostrare divertimento, fa finta senza nemmeno nasconderlo. Se visita una mostra pittorica, calcola il valore dei quadri, ma non si ricorda cosa raffiguravano.
Quando torna a casa dice la frase sua più tipica: «Meno male torno al lavoro!»

La vacanza del Quattro
Andare in vacanza per un 4 può essere un dramma o una gioia incommensurabile. Tutto sta a come si sente al momento della partenza. Se decide lui, non andrà mai in posti dove vanno tutti, lui non è il solito turista. Sceglierà posti incredibilmente belli o indicibilmente brutti, dipende dal suo stato umorale del momento.
Se non decide lui, si lamenterà del luogo, si lagnerà del periodo, della sua situazione economica del momento, del fatto che non ha l’abbigliamento giusto o le scarpe adatte. Alle rimostranze di partner o amici, pronuncerà la fatidica frase: «Ma voi non capite!»
In vacanza potrebbe piangere per un gabbiano trovato morto sugli scogli o fare meraviglie per un fiorellino che sbuca dall’asfalto. Enfasi e dramma dalle 15 alle 30 volte al giorno.
Ma se per un qualsiasi enneatipo le variabili sono numerose, per un 4 sono milioni. L’emicrania o una disfunzione corporale sono sempre dietro l’angolo e i mercatini tipici sono la cosa più ambita, dove acquista qualcosa per cui si entusiasma e quando torna in albergo si incazza perché nessuno gli ha impedito di comprare quella cazzata.
Al ritorno dalle vacanze si intristisce per ciò che non ha visitato, per ciò che non ha fatto, per le foto perdute e i tramonti dimenticati.
La frase tipica di fine villeggiatura è: «Purtroppo non mi sentivo fisicamente a postissimo!»
La vacanza del Cinque
Non è bene chiedergli «Dove andiamo in vacanza?» potrebbe non rispondere. Lui non sceglie, lui decide per conto suo. Tanto meno gli si può imporre la meta senza un po’ di consultazione. Le case-vacanza del “viviamo tutti insieme” non le ama affatto, mentre predilige l’appartamento e l’appartarsi. Se potesse sceglierebbe castelli sperduti, radure al centro di giungle impenetrabili e fiordi dimenticati anche dall’Istituto Geografico. Temendo di perdere qualcosa di suo si porta dietro il minimo indispensabile.
Gli piacciono le foto solitarie e di cose particolarissime che nessuno aveva mai notato prima di lui. Parla pochissimo ed è alla costante ricerca e difesa della sua privacy. Se viaggia in aereo o in treno, si addormenta subito o fa finta di dormire affinché gli altri capiscano che non devono rompere i coglioni con discussioni di nessun interesse.
È capace di perdersi in baie remote, o di andare alla deriva su iceberg giganteschi ed impervi, che ha raggiunto con un teletrasporto di sua invenzione e che nessuno ha mai visto.
Se torna abbronzato, il sole lo ha preso sul terrazzo della camera dell’albergo, in spiaggia non è mai stato avvistato e mai si spoglierebbe in pubblico. Non si fa mai aiutare da nessuno a portare valige o pacchi, si sentirebbe irrimediabilmente in debito, condizione che non tollera.
Agli appuntamenti non è mai puntuale e non gliene frega proprio nulla.
Al rientro di una vacanza strabiliante, l’unica cosa che sa dire a chi gli chiede come è andata è: «Bene!»
La vacanza del Sei
Dipende dalla situazione internazionale, dalle notizie che raccoglie sul luogo della vacanza e dall’ansia che prova al racconto di chi c’è già stato. Prima di partire, anche per andare a Rimini, rifà il passaporto, rinnova la patente, compra una guida turistica, rifà tutte le vaccinazioni compresa la febbre gialla, la tularemia, la ricketsiosi, la chemioprofilassi antimalarica. Si porta dietro almeno tre gel disinfettanti di vario genere, mascherine e guanti in lattice monouso. Le valigie sono con la chiusura a combinazione di 16 cifre (il proprio codice fiscale).
Sceglie l’albergo in modo che sia vicino alla locale stazione dei Carabinieri e possibilmente non lontano dall’ospedale, non si sa mai.
Se va in macchina le fa la revisione completa e si attiene scrupolosamente al percorso stabilito che ha segnato su una cartina topografica e segue con bussola, sestante e navigatore satellitare. Se trova una interruzione sul suo cammino va in panne e chiama l’ACI.
Appena in albergo (un 6 non va in tenda che è pericoloso, in appartamento ancora peggio) vuole subito chiari gli orari di colazione, pranzo e cena e ne vuole i menù per vedere se ci sono alimenti allergenici.
In spiaggia prende l’ombrellone più arretrato per paura dei frequentissimi Tsunami che flagellano la costa adriatica e si spalma la crema antisolare con la cazzuola, protezione 3000. Il bagno si fa quando la sveglia suona le canoniche 4 ore dall’ultima mangiata e si entra in acqua con i sandaletti appositi, non si sa mai che ci siano dei nascosti vetri taglienti. Dopo il bagno la doccia si deve fare con bagnoschiuma per lavare via l’inquinamento.
Scatta molte foto di cui fa subito il backup e quando le mostra agli amici, le descrive giustificando le ragioni per cui le ha scattate.
Della sua vacanza dice: «Ho pagato troppo poco, devono avermi fregato in qualche modo!»
La vacanza del Sette
La vita È per definizione una vacanza, un bellissimo teatro di spensieratezza e felicità. Il 7 è sempre in vacanza e mai, mai, dico MAI nello stesso posto. Le valigie e gli zaini sono la sua casa e sempre pronti.
Organizza i suoi viaggi ma detesta quelli con la guida e il programma. La sua idea di vera vacanza è: “Partiamo!”
Senza una meta rigida, se va a New York, fa scalo a Singapore, se vuole andare in montagna a Saint Moritz a sciare, mette in valigia slip e ciabattine da bagno per prendere il sole sulla Grande Muraglia, ma il suo albergo è ad Honolulu.
Durante il viaggio verso la meta, organizza il viaggio seguente e fa già i conti su quando partire.
In albergo giunge già vestito per la prima cosa che vuole fare e butta le valigie sul letto, lasciandole piene, perché il tempo in camera è sprecato.
Mangia dove, come, quando, con chi e quello che gli passa per la testa e se fa visita ad un palazzo storico, dalle finestre fotografa quello accanto che vuole andare a vedere. Se è sulla Tour Eiffel, guarda quale monumento è sfuggito alla sua attenzione.
Scatta le foto delle sue visite, ma ha molta fretta perché stare fermi è soffrire indicibilmente.
Se all’andata aveva progettato il viaggio seguente, al ritorno getta le basi per il viaggio dopo ancora.
A chi gli chiede come è andata la sua vacanza dice: «Che palle che mi sono fatto!»
La vacanza dell’Otto
Decide lui la meta per tutti quanti e delle altre opzioni se ne frega alla grande. Impone i contenuti delle valigie, che non fa lui, ma che vuole siano fatte come dice lui. Se va al mare sceglie subito la brandina dove vuole stare e dove deve essere messa, se vuole spostarla lo fa con una grazia immensa, rompendo nasi, abradendo pance, asportando occhiali da sole dalle facce di quelli che ha vicino e non chiede nemmeno scusa. Se andando a fare il bagno il mare è mosso, prende a pugni le onde.
Se va in una città storica entra per primo nel museo e di fronte ad un quadro pone la sua mole oscurandone la visione a tutti gli altri.
Gli orari di chiusura dei locali sono una sfida al suo fare come gli pare e se fa tardi, si incazza perché è stato trattenuto.
Se va a fare una passeggiata nel bosco, parte per primo e decide lui l’andatura e il sentiero da percorrere. Se qualcuno di 96 anni è un pochino in ritardo, a rischio della vita, lui non rallenta ma offende a morte il tardivo, incitandolo in maniera omicida con la frase invitante: «Alla tua età saltavo come uno stambecco!»
Se nel bosco incontra un orso bruno abruzzese ferocissimo, intrattiene con lui un cordiale match di 15 riprese, a mani nude, usando tecniche, calci e pugni tipici dell’MMA. Poi si veste della pelle dell’orso, ne mangia le carni – crude – e con le sue ossa si costruisce la capanna.
A chi, al ritorno, gli chiede qualcosa al riguardo della gigantesca testa d’orso che usa come copricapo dice: «C’era un orsacchiotto che ha osato occupare il mio bosco senza chiedermi il permesso!»
La vacanza del Nove
Troppa fatica andarci. Sceglie mete per lui lontanissime, dai 700 ai 1500 metri da casa e per una vita va nello stesso posto perché: «Ci sto bene e poi gli alberghi son tutti uguali e non ho voglia di stressarmi a cercarne un altro!»
Se non ha voglia di andare al mare, ma qualcuno dei suoi amici ci vuole andare, ci va lo stesso: «Tanto per me è uguale!»
Nella valigia mette quello che trova nei cassetti e non si cura della adeguatezza degli abiti rispetto alla meta verso cui è diretto, con il rischio di avere canotte leggere sulla neve e maglioni a collo alto in spiaggia. Se suda, poi si fa una doccia; se ha freddo si mette sei canotte, una come sciarpa.
In viaggio parla poco e non ascolta, non guida lui e sopporta ogni menata che gli viene imposta dagli altri. Scende dall’aereo per ultimo, lasciando passare tutti gli altri e se è su un treno, rischia che il medesimo riparta.
Le foto le fa, ma lo stretto indispensabile, senza una particolare cura per l’adeguata illuminazione o per cogliere l’attimo fuggente.
Gli piace tutto quello che gli viene messo nel piatto e nel bicchiere e sceglie quello che vuole il cameriere, che poi aiuta a sparecchiare il tavolo.
Quando torna dalla vacanza si ricorda poco di quello che ha visto e non sa dire se è rilassato o riposato, soddisfatto o scontento.
«Sono stato bene!»