Esserci fa parte della vita, fa parte dell’universo.
L’equilibrio universale è tale proprio per l’esserci.
Se io ci sono è perché l’universo tutto ha bisogno di me ed io dell’universo.
Nessuno dovrebbe vivere la propria presenza come una usurpazione del posto di qualcun altro. Se sono venuto a questo mondo c’è una ragione precisa che non è a giudizio, non è in discussione e non devo giustificare. Sembrano parole banali, ma ho conosciuto tanta gente che vive ancora la sua vita a cercare di dimostrare che ne è degno e che merita il proprio posto. Io stesso ho vissuto moltissimi anni della mia vita nella costante tensione a dimostrare che meritavo questo posto.
Fa male non sentirsi mai nel proprio posto.

Quale sia la ragione per il proprio esistere, quale sia la missione per la quale l’universo ci ha dato l’esistenza, non è nota a tutti. Va scoperta, definita ed adempiuta. Se si vive in contrapposizione alla propria ragion d’esserci, si rischia di cadere nel disorientamento, nella collera (quel livore di sottofondo che deriva dal credere che tutto si opponga a noi, quella sensazione che si chiama pessimismo) e nell’insoddisfazione.

Ma scoprire la propria missione è affatto facile, ma può essere semplice come intuirlo, come sognarlo ed io, che non ricordo mai i miei sogni, ho sognato e visto il tema vero della mia ragione di vita.
È stata una vera e propria rivelazione.
Ora so, a 55 anni, cosa voglio fare per me stesso e per l’universo che mi ha dato l’esistenza.
L’avevo sempre saputo, ma i condizionamenti, le voci dissonanti dentro me, mi facevano credere che era inutile, sbagliato, che non meritavo questo compito.
Ora so che merito questo incarico che, per il fatto stesso di esser qui a compierlo, è possibile.
Farò del mio meglio per il tempo che mi resta.

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