Clint Eastwood, malgrado l’essere repubblicano, non sbaglia un film e nemmeno con quest’ultimo lavoro, di cui al titolo, ha deluso il suo pubblico.
L’evento e i soggetti passati sotto la sua vis da regista sono l’ammaraggio del volo della US Airways sul fiume Hudson, avvenuto il 15 gennaio del 2009, il pilota Chesley Sullenberger (per gli amici Sully) e il suo copilota Jeffrey Skiles.

Una storia di umana straordinarietà, nel contesto di una normale e fredda giornata newyorkese, dove tutto si focalizza su un evento incredibile e miracoloso.
La storia di un uomo normale, pilota di linea, che insieme al copilota e le 3 assistenti, spicca il volo dall’aeroporto La Guardia di New York per dirigersi all’aeroporto Charlotte Douglas e che a circa 900 metri di quota, tre minuti dopo il decollo, incontra uno stormo di uccelli veri che manda in avaria i due motori di quell’uccello artificiale.
Un “Bird Stryke” che toglie la spinta propulsiva lasciando all’aereo una unica forza, quella gravitazionale che lo porta sempre più giù.

Il comandante Sully, di fronte ad un evento senza precedenti, valutando le possibilità, le condizioni di volo e confidando su 42 anni di esperienza, decide di ammarare sul fiume Hudson, dopo aver capito che mai sarebbe giunto a Teterboro (l’aeroporto più vicino) o al La Guardia da cui era partito.
Tutti salvi!
155 vite salve, su 155 vite che si consideravano già morte.

Un epilogo straordinariamente felice che invece mostra come un uomo semplice sia terribilmente più in difficoltà a gestire la notorietà, piuttosto che l’emergenza di una morte prossima.
La Commissione – c’è sempre una commissione che indaga anche quando le cose vanno bene – pone in discussione l’operato del comandante, anche se è andato tutto bene.

Non vi rovino il finale, ma voglio riconoscere il pregio di questo film. Entusiasmante, accorato, coinvolgente, tecnico, realistico, emozionante sono solo alcuni dei pregi di questo lavoro cinematografico.
Buona visione quindi, ma non perdetevi assolutamente l’ultima battuta!

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