Sono andato a vedere il film, appena uscito, interpretato da Will Smith “Collateral Beauty”, un’opera intensa, penosa, talora pesante ma non in termini cinematografici, quanto per i messaggi, le tematiche e i contenuti che lo contraddistinguono.

E’ un film che fa pensare.
Pensare a tante cose, all’amore, all’egoismo, alla morte, alla fatalità, alla vita, ai drammi, alle speranze, alle aspettative ed alla rabbia.
Fa pensare al nostro modo di vivere, spesso in funzione degli altri, in ragione dei desideri di qualcun altro, in timore delle stesse paure che nutriamo, dimenticandoci di vivere per noi stessi.

La storia di quattro persone che scoprono la bellezza della vita dopo essere transitati dal grigiore del dolore, in fondo al quale l’unica luce che valga la pena di vedere sono i propri figli.
Il racconto gira intorno al valore dei figli, della progenie.
Chi li ha persi, chi li vorrebbe, chi attendendo una fine inesorabile teme per il futuro dei propri figli che rimarranno e, non da meno, chi non può parlare e giocare con i figli pur potendoli incontrare, ma da lontano.
Tutte persone che in qualche modo soffrono privatamente una angoscia sottile, acida, che corrode, che lascia una cicatrice per ogni singolo giorno che passa.

Nessuno sa mai davvero che cosa passa nella vita degli altri. Nessuno sa mai davvero quali siano gli angoli bui e terribili nel vissuto delle altre persone, pur credendo di conoscerle.
Solo questo, credo, è un motivo per riflettere su questo film. La nostra singola, solitaria e spesso faticosa vita, fatta di tante parole – fin troppe – ma di pochissima comprensione e compassione.

Un uomo ghiacciato dal dolore, immobile nel suo livore verso le tre astrazioni in cui credeva, tempo, amore e morte, che attende che cessino di essere e lui con loro, per porre fine all’ingiustizia che ritiene di aver subito. Non vede più nulla, non vuole sapere più nulla.
Tre suoi amici e collaboratori cercano di tirarlo fuori da questo profondo e oscuro inverno, escogitano un modo geniale di aiutarlo e nel farlo, incontrano i loro “angeli” che li mettono di fronte al loro vero dramma: dimenticare se stessi, vivere lontano da se stessi.

Una storia di risvegli, di consapevolezza dolente, di verità lancinanti e di tanta, tanta speranza in fondo al tunnel.
Un film da vedere, che offre spunti di riflessione su come e perché uscire dalle proprie lotte, dalle proprie disgrazie, per vivere veramente e armoniosamente il tempo concesso, l’Amore universale, senza paura della morte.
Il regalo del Tempo, l’onnipresenza dell’Amore e la sincerità della Morte. La bellezza collaterale.
Tre astrazioni quanto mai vere e tangibili, una collegata all’altra.

Buona visione

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