Io sono un infermiere, educato dalla medicina ufficiale, quindi meramente portato alla visione meccanicista della “macchina umana”. Anche nella formazione infermieristica, come in quella medica, è lasciato pochissimo spazio alla sfera emotiva della persona malata, ma soprattutto si applica un concetto limitativo e limitante: tutti gli ammalati sono uguali tra loro e anche la loro malattia non fa eccezione.

Come tutti quelli che fanno il mio lavoro, sono stato abituato a considerare l’uomo come un agglomerato di strutture separabili, in cui l’aspetto psichico può essere messo da parte. Sono stato spinto a credere che il mio compito sia quello di assistere la persona ad accettare le terapie (curative o palliative) per aggiustare il suo corpo, come se questo fosse sospeso in un limbo senza stimoli, senza problemi, senza variabili e disturbi, al paziente viene detto cosa gli viene fatto o praticato, ma non gli viene chiesto mai se sia d’accordo o meno. Non gli viene chiesta la sua collaborazione attiva, ma solo quella passiva. Gli si chiede di farsi forza per alzarsi, ma non gli si chiede se voglia effettivamente alzarsi o se vorrebbe fare qualcos’altro.

Devo ammettere che, a diversità dei medici, ho avuto una formazione più umana, in cui devo prendere il paziente per mano e accompagnarlo nel percorso diagnostico-terapeutico con grazia, attenzione e umanità. Il contatto e l’interazione sono – o dovrebbero essere – gli impegni e i compiti principali dell’infermiere.

Proprio per via di questa lunga presenza e accompagnamento, l’impiego delle 5 Leggi Biologiche (5LB) potrebbe portare ad un grande miglioramento delle condizioni cliniche e complessive della persona/paziente, o meglio si aiuta la persona a trovare ciò che lei stessa ritiene più utile ed efficace per uscire dalla situazione in cui si trova.

Chiamare la persona con il suo nome, senza la confidenza del “tu”, può aiutare la persona a sentirsi in un luogo accogliente e protettivo dove si riconosce la sua unicità. Cessare l’uso della parola “paziente”, nei dialoghi tra infermieri, per sostituirla con la parola di buon senso e calore “persona”, può cambiare l’ottica con la quale si vede la persona momentaneamente bisognosa.

Quanto sto per scrivere non ha precedenti, non ha paragoni (purtroppo) e non ha ancora il bene della prova sul campo. Faccio solo delle ipotesi, imposto solamente una teoria assistenziale alla luce delle 5LB, ma vi prego di riflettere attentamente sulla loro fattibilità e applicabilità in ambito pratico.

Inoltre è assolutamente necessario che chi legge abbia conoscenza, almeno basilare, delle 5LB. In assenza di questa conoscenza, questo studio teorico, può essere solo una perdita di tempo e non portare ad alcun miglioramento delle attuali condizioni assistenziali delle persone in condizioni di bisogno.

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