Come tutti ho delle aspettative, ovvero quelle sensazioni per cui pur non avendo esplicitamente chiesto una certa cosa, vivo nella condizione per cui quello che non ho nemmeno chiesto venga esaudito. Questo mi crea delusione, amareggia il mio percepito e anche quando le cose non vanno male, l’aspettativa di vedere le stesse cose andare bene, mi negativizza anche il risultato parziale.

L’aspettativa racchiude in se’ il desiderio di vedere nell’altro o negli eventi della vita, l’essere considerati in qualche modo speciali e nasconde, tutto sommato, la convinzione di essere invisibili, indegni e squallidamente normali (normalità vissuta come negatività).
Più alte sono le aspettative, più bassa è la propria autostima di fronte al mondo. Si può avere la sensazione di valere meno non tanto agli occhi degli altri, quanto al proprio stesso giudizio di se stessi. Almeno io ho questa sensazione.
Chi è presente a se stesso ed è convinto intimamente del proprio valore, non si aspetta nulla, si sente degno di esserci e ciò che vuole lo chiede senza tanti preamboli e per lo più non ha bisogno di chiedere; ottiene e si accontenta perché sa già di avere tutto quello che gli serve.
L’aspettativa è una scusante alla propria piccolezza, un modo per attaccarsi a qualcuno o qualcosa che ci faccia sentire grandi e speciali, che quindi sia “obbligato” a tenerci gonfi, altrimenti ci sgonfiamo come un palloncino bucato.

Ma le aspettative non sono altro che speranze.
Etimologicamente la speranza è la fiducia nel cambiamento in bene o in meglio di una condizione che reputiamo negativa, avvilente.
Aspettativa deriva da ex=fuori e spectare=guardare, cioè guardare fuori, attendere, aspettare, non trovare dentro. Condizione che blocca la persona, che guarda fuori alla ricerca di qualcosa o qualcuno, che non agisce perché aspetta, che si blocca a guardare se ciò in cui spera, si avvera o meno. In altre parole si imprigiona nelle sue speranze, ottenendo di fatto il non bene per se, fallendo il miglioramento della propria condizione; miglioramento che affida alle azioni altrui, non agendo di persona per ottenerlo.
In soldoni l’aspettativa è non-vita.

L’aspettativa è un veleno dolce-amaro. Quando la si assapora è dolce, quando la si ingoia è amara.
Inchioda, illivorisce, costringe, soffoca…e basta.
Più grande è l’aspettativa, più chi la prova si sente piccolo e rigido e maggiore è la delusione quando il risultato si mostrerà nella sua pochezza. Non solo inchioda la persona ad una pesante croce che si chiama attesa, ma la sua esistenza che dovrebbe viaggiare nel flusso della vita, rallenta fino a fermarsi. Si dice “Immobile nelle sue aspettative”.
Chi fa dell’aspettativa il proprio vissuto principale è come una freccia che non parte, che attende che qualcuno o qualcosa lo proietti nell’Amore, nella vita, perché la vita è Amore e viceversa.

La vita, come l’Amore, non si aspetta, la si vive.

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