Ho rivisto il film con il compianto Robin Williams “L’uomo bicentenario”. Una lezione straordinaria di umanità in una storia che racconta di un robot.
L’immortalità…
…a cosa potrebbe mai servire?
A sentirsi più soli? A non poter ricordare più nulla insieme a chi ha vissuto la vita insieme a noi?
Più sono le sensazioni condivise, più è necessario poterle ricordare, poter essere sicuri che qualcuno sa di cosa si sta parlando e di quando si sta parlando.

Il tempo, pur limitato, racconta di, e da senso a, questo vivere.
Vorrei essere l’unico immortale ed essere sicuro di soffrire per la perdita delle mie memorie viventi?
No.

Ricordiamoci di noi e viviamoci per il tempo che abbiamo.
Tutti noi, che ci incrociamo per la strada, che ci vediamo tutti i giorni al bar o sul lavoro, che ci scambiamo quattro chiacchiere e due risate, siamo la memoria uno dell’altro. Siamo la sensazione di vita uno per l’altro. Siamo le ragioni e le motivazioni dell’esistenza di ognuno di noi.
Quando gli altri spariscono, sparisce anche la nostra vita.
E che vita sarebbe mai senza tutti quelli che ne sono stati parte?

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