Sono rientrato da poco da tre giorni e mezzo di vacanza e relax, dopo due serate di informazione passati tra Cervarese e Rovigo. Quanto segue è un breve reportage di queste mie giornate da turista.

Sono giunto nel paesino di Lusia nel pomeriggio di martedì scorso, da dove sarei poi partito per recarmi a Cervarese per tenere una serata il cui tema era “Le malattie della pelle” alla luce della 5 Leggi Biologiche.
Lusia è un paesino agricolo della pianura padana, contornato da immensi campi arati e coltivati. Visitandolo brevemente la mattina appresso, ho percepito subito un contrasto che mi ha lasciato un pochino di amarezza. Si tratta di una località con tanto lavoro agricolo, tanta attività produttiva, ma dove si “vede” una coltre di immobilità – ecco il contrasto. Una specie di alone di stantio. Sembra un luogo dove il tempo si è fermato, sospeso a quando – a detta di chi ci vive – c’era ricchezza e dinamismo. I giorni si sono fermati agli anni ’80-’90.
Sulla piazza domina un una chiesa del XX secolo, il cui campanile è di dimensioni ragguardevoli.

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La serata svoltasi a Cervarese, si è tenuta in una chiesa sconsacrata molto ben riadattata ad attività socialmente utili ed ho avuto il piacere di esporre la mia relazione sotto ad affreschi ancora ben conservati. Grazie ad Elisabetta e Silvia, le artefici di questo evento, la serata di informazione è andata bene ed ho avuto modo di conoscere persone interessate e cordiali.
La sera successiva sono andato a Rovigo a parlare di “Disturbi dei Bambini”, sempre alla luce delle 5LB, ma su questo non ho molto da dire.

Al termine di questo incontro sono partito alla volta di Bergamo, per raggiungere Angela, la donna che amo.
Seguendo le indicazioni del navigatore, ho percorso 90 chilometri su una strada infame a dir poco. Il buio totale, la completa assenza di anima viva o di qualche altra auto per decine di chilometri, mi hanno fatto pensare che se ti succede qualcosa di notte su quel tratto stradale, l’unica cosa che puoi fare è di serrare gli sportelli, stendere il sedile e dormire aspettando l’alba.

 

Venerdì mattina sono andato a visitare Brescia, il cui nome originale era Brixia. Era una meta che volevo visitare e il mio desiderio era di vedere il luogo dove nel maggio del 1974 scoppiò una bomba, che provocò la morte di 8 persone e il ferimento di altre decine. Questo evento storico, sconosciuto ai ragazzi di oggi, si chiama “Strage di Piazza Della Loggia“.


Ho provato emozione a trovarmi davanti a quella colonna lasciata ancora con gli esiti di quella infame esplosione. Quando successe avevo 12 anni e ricordo il clima di tristezza e apprensione che veniva trasmessa dal TG dell’epoca, quando ancora c’era la TV in bianco e nero e due soli canali.
E pensare che per quell’attentato non è stato mai identificato un responsabile, anzi, le famiglie delle vittime si sono viste in dovere di pagare le spese processuali.

Da quella piazza ci siamo spostati a quella del Duomo, anzi dei due Duomi, quello antico, chiamato “La Rotonda” e quello più moderno – ma sempre antico. Purtroppo erano chiusi e siamo quindi andati verso il Castello di Brescia. È incredibile come due monumenti del genere non siano provvisti di un cartello che indichi gli orari di apertura e chiusura.
Comunque, dopo essere saliti lungo diverse scalinate, siamo giunti con il cuore in gola all’ingresso del castello, conservato perfettamente e dalle dimensioni faraoniche. Una bella passeggiata tra torri e camminamenti di roccia, fino a giungere ad una torre che troneggia su tutta la città. Complice un timido sole ed una arietta fresca, ma non fredda, abbiamo ammirato un panorama molto bello.


Osservando la grandezza dell’edificio e la sua complessa architettura, non si riesce a non chiedersi come siano riusciti a fare una cosa del genere quasi mille anni fa. Pietre di varia grandezza e di notevole peso, sono state adagiate una sull’altra fino ad altezze ragguardevoli, tutto con la sola forza delle braccia e forse di molti animali.
Un castello da vedere per la sua straordinaria conservazione e bellezza.

Nel pomeriggio siamo tornati a vedere i due Duomi, che aprono alle 15. Il primo e più grande, mostra colonnati giganteschi ed opere pittoriche e scultoree di gran pregio, ma sono nulla di fronte a ciò che si può ammirare nel secondo e più piccolo. Di forma cilindrica, risale all’anno 1000 ed è provvisto di affreschi e mosaici ancora ben conservati, per non parlare della cripta paleocristana che si trova sotto l’altare, provvista di numerose colonne e dove sembra di tornare indietro di tanti secoli. All’ingresso, un sarcofago di marmo rosso finemente scolpito, ospita i resti del primo vescovo che si rese protagonista di gesta eroiche a favore della città. Abbiamo saputo, dal simpatico sorvegliante, che in origine il sarcofago si trovava in fondo al duomo. Si rimane perplessi nel cercare di capire come un oggetto del genere, del peso di numerose tonnellate, sia potuto esser stato ricollocato nei primi anni del 1300. Non solo è stato sollevato dal colonnato sul quale poggiava, ma è stato spostato da una profondità di circa 8 metri per farlo giungere al livello della piazza.

Siamo andati poi a vedere il Foro romanico, con ancora il teatro ed alcune colonne fieramente erette davanti ai secoli, e la chiesa di San Cristo, oggi gestita dai Frati Saveriani.
Si tratta di una chiesa interamente affrescata di incredibile bellezza, come si può vedere dalle foto.

Questa mattina siamo andati al lago di Endine, una meraviglia paesaggistica nei pressi della Val Cavallina. Si tratta di un piccolo lago naturale, contornato dai monti, che può essere interamente costeggiato in macchina, in bici od anche a piedi. Un posto di tranquillità e pace che merita almeno una visita.


A pranzo ci siamo recati presso la Locanda del Boscaiolo e devo dire che non ho pranzato mai così bene come in quel posto. Tutto squisito, curato e nelle giuste quantità per un costo del tutto proporzionato con la qualità complessiva. Semmai vi capitasse di trovarvi in quei posti, non fatevi sfuggire l’occasione di pranzare divinamente in un luogo incantevole.

Domani si ricomincia con la normalità.

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