Oggi abbiamo operato un signore di 74 anni per la rimozione di uno spaziatore femorale, impiantato alcuni mesi fa, in sostituzione di una precedente protesi d’anca che si era “infettata” e che dava sintomi cronici di dolore, febbricola, fistolizzazione in sede della ferita chirurgica e fuoriuscita di liquido siero-purulento ad elevato contenuto di batteri. È una evenienza non frequente, ma fastidiosa.
ATTENZIONE! Ciò che segue è solamente una ipotesi scaturita da una esperienza personale di Strumentista di Sala operatoria. In quanto tale è una ipotesi che necessita di verifica caso per caso, quindi non può essere presa a riferimento per decisioni terapeutiche di qualsiasi genere.
Ripeto: ogni caso è a se’ stante, senza paragoni e senza standardizzazioni applicabili.
L’autore del presente articolo declina ogni forma di responsabilità al riguardo di un uso sconsiderato dei concetti illustrati nelle righe successive.
Cos’è una protesi d’anca?
Una protesi d’anca è un presidio impiantabile a dimora che ha la finalità di sostituire definitivamente l’articolazione coxo-femorale, colpita da displasia, artrosi o necrosi della testa femorale. Si compone di due parti principali: il cotile o acetabolo sul versante pelvico e lo stelo sul versante femorale.
I materiali che compongono le protesi moderne sono principalmente leghe metalliche, con inclusioni di ceramiche o di materiali plastici come polietilene. La maggior parte delle protesi sono ricoperte di sostanze (idrossiapatite, componente della dentina dentaria) che dovrebbero favorire l’integrazione ossea.
Solitamente hanno superfici intrecciate e molto rugose fatte appositamente per consentire all’osso di integrarsi nella protesi e contribuire alla sua solidità e immobilità.

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