Ci sono delle cose di cui ho sentito parlare, nella mia vita di divulgatore delle 5LB, ma rispetto ad esse ho sempre fatto orecchie da mercante; più per paura che per vero disinteresse.
Paura di che?
Di vedere quei fantasmi che so che ci sono, ma che scelgo di non affrontare, ovvero averli di fronte. Fantasmi che ho creato io stesso, come residuo di qualcosa che mi sono illuso mi facesse stare bene. Quei fantasmi sono sempre li, accumulati in uno zaino che mi sta alle spalle, che mi pesa, che mi tira il culo per terra.
È grazie a quella grande paura che ho sviluppato un particolare talento, ovvero quello della compiacenza, della bontà, dell’adattabilità. Ho dato poco fastidio, conquistando il mio posto nel mondo per aver ramazzato quello che rimaneva della vita che si parava innanzi a me, piuttosto che reclamare e lottare per avere la parte sostanziosa della stessa. Ho sviluppato e messo in atto per una vita intera, un formidabile talento: accontentarmi, ma senza quel godimento tanto caro al popolare detto. Ho cercato l’approvazione del papà non lottando per avere il mio posto al sole: «Se non chiedo, non disturbo. Mi apprezzerà per il mio placido accontentarmi!»

Nel week-end appena passato ho avuto la voglia di partecipare ad un seminario esperienziale sulla Mappatura dei Talenti, condotto dal Dr. Stefano Gay (Medicina dell’Essere).
Una delle prime frasi con cui ha dato avvio al WE più emotivo della mia vita, è stata: «Dietro alla più grande paura, c’è sempre il più grande talento!». A quella frase ho annuito – dal basso della mia ignoranza – come se l’avessi veramente compresa ma…
…la mente mente (e non a caso) e l’ho capita solo dopo, al termine di questa mia esperienza.
Sapevo già che finché credo che siano gli altri a dover rendere la mia vita felice e in allegra alternanza, non faccio altro che vivere una vita piatta e spenta, ma me lo raccontavo e basta, mischiandomi tra tutti quelli che approvano una frase solo perché va d’accordo con le proprie altre convinzioni di comodo.
La pretesa di addossare agli altri la colpa delle proprie disavventure, porta a mettere in piedi una serie di talenti che nemmeno sappiamo come si sono sviluppati, ma che ci consentono di sopravvivere, ognuno a proprio modo, ma non di vivere. Ci impediamo inconsciamente di agire in base a ciò che veramente ci porta in evoluzione: le emozioni. Viviamo di talenti, di capacità magari anche soddisfacenti, agiamo meccanicamente per continuare a seppellire quelle emozioni che invece ci permetterebbero di vivere sereni.
Come diceva il Dr. Laborit, quando esiste una inibizione all’azione, si sviluppa la malattia. Le emozioni ci muovono davvero secondo le nostre volontà (e-motion, muovere da dentro) e se qualcosa ce lo impedisce, ci ammaliamo; non viviamo la vita “secondo noi stessi”.

Queste inibizioni vengono da noi stessi, dalla nostra storia, dalle nostre fragilità non ammesse e per poter andare a disseppellire quelle emozioni, occorre far si che la persona riporti a galla quell’emozione e la riviva per liberarla.
Attraverso l’uso dei Tarocchi (con particolare indirizzo alla biologia) e della psico-genealogia, il Dr. Gay ha illustrato – caso per caso – dove risedeva uno dei nodi conflittuali, aiutando la persona a riportare a galla l’emozione incatenata.
Non posso illustrare come si faccia questa cosa – non ne sono competente – ma devo riconoscere che dai tanti esempi di vita vera, vissuta davanti a noi tutti, sono venute alla luce verità emotive e cariche energetiche straordinarie, di grande umanità, anche in me che ero uno spettatore. Le emozioni che mi si sono liberate, non le avevo mai sentite così intense e libere.

Da tempo volevo capire cos’è il campo unificato quantistico. L’ho vissuto.
Volevo capire cosa sono le emozioni condivise? Le ho vissute.
Cosa ho capito di quella frase di cui sopra? Che i propri talenti, pur straordinari, sono spesso stati sviluppati per fermare emozioni, per farci vivere una vita impostata e raramente libera, per sopperire a quella inibizione all’azione che ci renderebbe veri autori della nostra vita.

Grazie quindi a Stefano, per l’averci accompagnati nel viaggio emozionale. Grazie a Barbara, Rita, Mariangela, Mirko, Rosy, Federica, Nicola ed a tutti gli altri che hanno voluto mettersi in gioco per scoprire i propri talenti, i propri meccanismi automatici.
Li abbraccio tutti, con la certezza di incontrarli ancora.
Ora so perché devo incontrare i miei fantasmi.

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