Non mi va di fare delle polemiche su quanto sta accadendo. Ritengo che si sia esagerato nella diffusione mediatica e la paura scatenata ha creato un terreno ideale per la diffusione di una epidemia. Stabilire se sia più diffuso il Covd-19 o la Paura non mi sembra utile, in questo momento.
Mi sembra più interessante e forse di qualche aiuto, trattare l’argomento illuminandolo di una luce imparziale e calma: quella delle 5 Leggi Biologiche.

Quindi ritengo che sia il momento di fare un po’ di chiarezza.

Cosa significa essere positivo ai test per il Covid 19?

Significa che la persona è entrata in contatto con il virus, il che NON significa essere ammalati. Ripeto: ESSERE POSITIVI AI TEST PER IL COVID 19 NON SIGNIFICA ESSERE AMMALATI.
Significa essere dei (probabili) portatori sani del virus, con capacità contaminanti verso chi ancora non ha avuto contatti con il virus.
Significa anche che il test non sa dire da quanto tempo si è stati contagiati ed è possibile che lo si sia da molte settimane.

Perché il Covid-19 è così virulento e “cattivo”?

Vorrei che fosse chiaro che il nostro corpo intesse relazioni importanti con i microorganismi del luogo in cui viviamo. Avviene una certa relazione bio-tollerante e di buon vicinato. In parole povere “ci si conosce e ci si tollera”.
Ben diversa è la condizione in cui un microorganismo del tutto nuovo, per il nostro corpo, entra in relazione con noi. Non c’è ancora comunicazione, ne’ una reciproca tolleranza.
Se sono in fase di riparazione ed entra in azione un microbo che “conosco”, la sua azione determina sintomatologie di bassa/media entità. Se invece entra in azione un microbo che “non conosco”, la sua azione potrebbe determinare una sintomatologia più intensa, grave, duratura e di difficile trattamento. Se il mio fisico è in buone condizioni, arriverò a rispondere e ad uscire dal quadro sindromico. Se il mio fisico è defedato, provato da una vita lunga e faticosa, l’uscita dalla sindrome potrebbe non riuscire.

Man mano che il virus passa da un corpo all’altro di una regione specifica, inizia ad entrare in relazione con il terreno, con l’aria, con gli organismi viventi e rientra in quella che si potrebbe acutamente definire bio-relazione.

Qual’è la sintomatologia classica mostrata dai contagiati?

I sintomi più comuni dell’infezione da Coronavirus 2019-nCoV sono:

  • Febbre: che sappiamo essere un acceleratore metabolico. Occorre ricordare che in Natura il programma biologico si deve compiere nel minor tempo possibile (contenimento);
  • Tosse secca: siamo nella fase A della Pcl, ovvero nella fase essudativa senza secrezioni;
  • Dolori muscolari: siamo nella fase A della Pcl e ciò induce la persona a rallentare e mettersi a riposo;
  • Difficoltà respiratorie: che indica la fase A della Pcl con il coinvolgimento delle strutture respiratorie;
  • Senso di malessere generale: tipico sintomio della fase Pcl;
  • Rinite: che indica la fase A della Pcl;
  • Diarrea: che indica la fase Pcl di conflittualità indigeste (boccone da espellere il prima possibile);
  • Mal di testa: che indica l’edemizzazione cerebrale della fase Pcl;
  • Senso di confusione: come sopra.

Si tratta, in altre parole, di sintomi tipici della fase Pcl A dei conflitti territoriali e, nel caso di disturbi gastrointestinali, di conflitti del boccone.
Pur trattandosi di fase riparativa, i sintomi sono intensi e necessitano di trattamento, se è il caso.
Come sappiamo, i virus intervengono solo nella fase di riparazione (vedi), quindi ritenerli responsabili delle manifestazioni sintomatiche è un errore concettuale (Antoine Bechamp docet).

Di cosa si può morire una volta contagiati?

Spero di riuscire a farmi capire.
I morti finora registrati avevano in corso alcune patologie (10,5% di cardiopatici; 7,3% di diabetici; 6,3% di bronco-pneumopatici; 6% di ipertesi; 5,5% di malati oncologici). Il Covid 19 li ha colti probabilmente nella fase di riparazione di una di queste riparazioni. La causa di morte è da ricondurre alla cosiddetta MOF, o insufficienza multi-organo, con particolare riferimento al comparto respiratorio, con la comparsa della polmonite interstiziale. La polmonite interstiziale determina un ispessimento dell’interstizio alveolare e il polmone si edemizza indurendosi, lo scambio gassoso tra alveoli e sangue risulta essere particolarmente difficile ed interviene l’insufficienza respiratoria. In più la circolazione sanguigna all’interno del polmone diventa difficoltosa, i vasi sono stenotici e il cuore deve fare uno sforzo ulteriore per poter adempiere a questo compito. Stante che queste persone avevano un cuore già deficitario, l’ingorgo polmonare e lo sforzo cardiaco sono divenuti ingestibili e incompatibili con la vita.
Il senso di soffocamento, la generale condizione di grande malessere trovano un ulteriore aggravamento con il ricovero ospedaliero (che non è una azione criminale, ma necessaria per tentare di salvare il salvabile). Si può determinare la cosiddetta Sindrome in cui la funzione renale è compromessa, il trattenimento dei liquidi causa un ulteriore sovraccarico circolatorio ed un ulteriore affaticamento cardiaco.
La parte del virus può essere quella di creare intensa infiammazione, il che certo non giova. Quindi:

Cuore sovraccarico +
Polmone infarcito e indurito +
Scarsa ventilazione +
Trattenimento dei liquidi ed ipervolemia +
Acidosi respiratoria =
Morte

Quindi eventualmente corrono maggiori rischi quelle persone che sono attualmente in fase di riparazione di altre attivazioni biologiche.
Come si fa a sapere chi sono queste persone? Lo sanno le persone stesse.
Ne deriva che il consiglio di non esporsi inutilmente appare di buon senso. Se non so se stò riparando o se ho il sospetto di essere in fase di riparazione, è bene che me ne stia a casa, almeno per tre settimane.
Ma la persona in oggettiva buona salute, senza processi riparativi in atto, ha un rischio molto basso di incorrere in problematiche serie e/o gravi.

Cos’è la Polmonite interstiziale?

Tratto da MANUALE MSD
La polmonite interstiziale acuta è definita istologicamente da un danno alveolare diffuso di tipo produttivo, un quadro non specifico che si associa ad altre cause di danno polmonare non correlato a polmoniti idiopatiche interstiziali. L’elemento caratteristico del danno alveolare diffuso di tipo produttivo è un edema dei setti alveolari diffuso e importante, con infiltrazione di cellule infiammatorie, proliferazione dei fibroblasti, occasionalmente membrane ialine e ispessimento delle pareti alveolari. I setti sono delimitati da pneumociti di tipo II, atipici e iperplastici e gli spazi aerei sono collassati.
Nelle piccole arterie si sviluppano dei trombi, che sono però aspecifici.
I sintomi di polmonite interstiziale acuta consistono nella comparsa improvvisa di febbre, tosse e dispnea, che nella maggior parte dei pazienti peggiora nella sua gravità dai 7 ai 14 die, giungendo a insufficienza respiratoria.

Conclusione

Come descritto, i pazienti ricoverati in gravi condizioni nelle diverse rianimazioni d’Italia, sono per lo più persone con uno storico di infermità che certo non li ha avvantaggiati.
Come abbiamo visto la polmonite interstiziale si caratterizza per una forte edemizzazione del setto interalveolare con il coinvolgimento di pneumociti di tipo II che sono iperplastici, il che sembra indicare un coinvolgimento endodermico (panico della morte? “mi manca l’aria”?) e proliferazione dei fibroblasti (strutture mesodermiche).
Ora appare plausibile che le persone già compromesse, vedendo il furore mediatico che sbandierava la morte da oriente, si siano sentite impanicate per una morte niente affatto lontana? Forse che la paura sbandierata in ogni possibile condimento, abbia condotto ad un abbassamento immunitario molte persone già di per se immunologicamente non al top?
Forse che si, forse che no?
Chi potrà mai saperlo?
Io spero che che la scienza colga questa occasione per estendere la comprensione dei fenomeni patologici, su opiani un pochino più ampi.