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Meglio pazzo che stupido!

Guerra del Vietnam

vietnam-war-soldiersPremessa

Pur non essendosi più verificato un conflitto a livello mondiale, nel lungo periodo che va dalla fine della Seconda Guerra Mondiale ad oggi, si sono scatenati moltissimi conflitti più o meno circoscritti territorialmente, più o meno devastanti e sanguinosi, più o meno motivati. In ogni singolo, stupido e orrendo conflitto, è sempre stata coinvolta la popolazione civile!

Da quel lontano 1945 ad oggi si sono verificati oltre 500 conflitti solitamente a carico di paesi in via di sviluppo o in fase di delicato assestamento politico-economico. Tra tutti questi diverbi armati, uno dei più sanguinosi, devastanti, inutili, ingiustificati e clamorosi, fu quello scatenatosi sul territorio indocinese del Vietnam.

Nell’interminabile trascorrere dei 29 anni che vanno dall’inizio degli scontri tra vietnamiti e francesi, alla fine dell’impegno americano, sono state compiute le più grandi efferatezze, fisiche, politiche e religiose e le più orribili atrocità, dove lo scatenarsi della bestialità umana non conobbe confini.

Questa guerra estremamente brutale, soprattutto a carico della popolazione civile, fu una guerra inutile perché non portò, in sintesi, ad un miglioramento delle condizioni sociali o ad un armonioso convivere delle rappresentanze etniche presenti sul territorio. Fu una guerra devastante dove l’economia delle due fazioni in lotta riconobbe un tracollo e dove si provocarono tali danni ecologici da frantumare un delicato equilibrio naturale che è durato per moltissimi anni.

La Guerra del Vietnam fu una guerra ingiustificata, poiché l’impegno francese dapprima e quello americano poi, non erano motivati da stringenti esigenze economiche, ne da bisogni territoriali

Fu un evento bellico soprattutto clamoroso, in seguito al quale due potenze economico-militari di sicura prevalenza, vennero sconfitte da una forza militare rozzamente armata e sostenuta da una economia che riconosceva, quale principale fonte economica, la sola agricoltura.

I francesi

Per la maggior parte della popolazione mondiale, il Vietnam era una nazione sconosciuta, almeno fino a che i francesi non dovettero impegnarsi a combattere i guerriglieri di Ho Chi Minh. Questo accadeva all’inizio degli anni cinquanta.

Ho Chi Minh coltivava in cuor suo idee comuniste e, soprattutto, si riconosceva in quelle cinesi ed una volta stabiliti i contatti con i vertici di quel paese, affinché fornissero il necessario supporto militare, diede inizio alla guerriglia per rendere il Vietnam indipendente e ideologicamente orientato all’ideale maoista. I francesi, dal canto loro, così distanti da quelle lande, ma indiscussi padroni colonizzatori, si videro minacciati da tale insurrezione ed inviarono contingenti armati e, in sostanza, ben motivati a resistere. In un primo momento i Vietminh (guerrieri Vietnamiti) subirono un sicuro contraccolpo, ma la volontà ideologica così radicalmente inculcata nelle menti, portò alla possente e imperitura resistenza ed al piegarsi dei francesi che, a Dien Bienh Phu, firmarono una umiliante resa liberando il territorio cocincinese, della loro presenza.

A Ginevra vennero presi accordi per il cessate il fuoco e la resa. Fu fissata al 17° parallelo, la linea di confine tra i due nuovi stati: Vietnam del Nord comunista e Vietnam del Sud filo-americano.

La sconfitta dei francesi, fece da detonatore nella mentalità anticomunista americana, che vide nella eventuale caduta del Vietnam del Sud, l’innescarsi di quella che allora si chiamava Teoria del Domino, la caduta progressiva degli stati limitrofi sotto il dominio comunista russo-cinese.

La rivolta

L’impegno, preso dal Vietnam del Sud, di bandire elezioni democratiche e di proclamare un governo stabile, venne a mancare e così Ho Chi Minh, insediatosi ad Hanoi capitale del Nord, decise che il tempo di unificare i due Vietnam, sotto la stella comunista filocinese, era giunto.

Si apprestò così a chiedere larghi aiuti a Cina e Unione Sovietica.

Il confusionario stato di cose che si presentava al sud, portò però alla creazione di un governo repubblicano filo-americano che, avendo subodorato il vento comunista proveniente dal nord, cercò di contrastare questa idea.

Le dottrine politiche così pressanti al nord, portarono ad una ideologia unificatrice estremamente solida e le infiltrazioni di componenti Vietminh al sud, cominciarono in modo subdolo, ma efficacissimo. I membri del Vietminh si infiltrarono nel tessuto sociale delle campagne, effettuando l’indottrinamento dei capi villaggio attirando componenti verso l’idea unificatrice. Ngo Dinh Diem, intanto, divenuto presidente del Vietnam del Sud, chiese ed ottenne gli aiuti americani per contrastare l’opera del Vietminh. Questi aiuti vennero prontamente forniti.

Tra gli aiuti americani figuravano numerosi consiglieri militari con la funzione di educare i sudvietnamiti a difendersi dagli assalti dei comunisti. Nel frattempo anche il Vietnam del Nord ricevette gli aiuti chiesti a cinesi e russi, aiuti che giunsero via terra, al confine cinese, e via mare nel Golfo del Tonchino. Queste vie di approvvigionamento rimarranno, per tutto il conflitto, intoccabili per questioni legate a delicati equilibri
internazionali. Questo fece si che le armate di Ho Chi Minh, furono sempre armate di tutto punto per l’intera durata della guerra.

Invasione dal nord

Con il passare del tempo le cose al sud non cambiarono. Diem più che curarsi del popolo, pensava solo ed esclusivamente al suo prestigio personale ed alla sua agiatezza, mentre il malcontento popolare cresceva vistosamente. Mimetizzati accuratamente e intelligentemente, gli insorti comunisti provenienti dal nord o reclutati al sud, commisero omicidi politici, attacchi alle forze sudvietnamite e non solo, tanto che durante questi attacchi persero la vita i primi due americani. Era l’8 luglio del 1959 in quel di Bien Hoa.

Diem per non scontentare gli americani mise in atto una repressione ferocissima nei confronti di accertati o sospetti appartenenti al Vietminh. Tale rete repressiva aveva maglie così fitte che in esse incapparono anche molte persone non coinvolte con il moto rivoluzionario ed il malcontento raggiunse vertici preoccupanti, favorendo il viraggio delle menti più vivaci verso il pensiero unificatore comunista e l’infiltrazione dei Vietminh nel tessuto sociale sudvietnamita.

I guerriglieri arrivavano al sud passando attraverso il famosissimo Sentiero di Ho Chi Minh. Questo discusso, inespugnabile, intricatissimo sentiero, nasceva nella parte nord occidentale del Vietnam del Nord, attraversava alcune zone di Laos e Cambogia e giungeva fino al delta del Mekong. Benché americani e sudvietnamiti avessero tentato migliaia di volte di arrestare il flusso delle infiltrazioni e dei rifornimenti, questo non fu mai interrotto; al massimo fu rallentato, ma a costi spropositati e per periodi brevissimi.

Il traffico lungo questo sentiero avveniva inizialmente con l’ausilio di camion, poi proseguiva con carri trainati da animali ed infine, per la distribuzione capillare, proseguiva a piedi. I membri del Vietminh garantirono il flusso con indomabile coraggio e sopportando il peso degli attacchi, con atti di vera e propria temerarietà.

Il costante disinteressamento di Diem, diede origine a molti tentativi di rovesciamento politico che, però, fallirono sempre per via della ferocissima polizia personale e di stato. Agli inizi degli anni sessanta, si costituiva, al nord, il Fronte di Liberazione Nazionale del Sud Vietnam i cui membri vennero chiamati da Diem, Vietcong, termine che significava “comunista vietnamita”. Per sondare la situazione governativa e militare, il futuro presidente Lyndon B. Johnson visitò il Vietnam del Sud nel 1961 e rilevò la necessità di fornire ulteriori aiuti economici e militari a Diem. Questi aiuti volevano alludere all’invio di veri e propri contingenti armati, ma per evitare dissensi interni all’amministrazione americana, queste unità vennero tramutate in nuovi consiglieri militari che all’inizio del 1962 ammontavano a 12.000 unità.

Assassinio di Diem

Dopo aver subito minacce di ogni genere, a novembre del 1963 Ngo Dinh Diem viene assassinato per mano di Nguyen Kao Ky. A pochi giorni di distanza, a Dallas, viene ucciso dai sicari di una congiura guerrafondaia, il presidente americano John F. Kennedy. Pur essendo egli stato il fautore delle spedizioni di aiuto al Vietnam del Sud, aveva annunciato che l’impegno americano in quelle lande non prevedeva l’invio di squadre militari e che presto anche quei consiglieri sarebbero rientrati. Il posto di quel bravo presidente venne preso dal volubile e influenzabile Lyndon B. Johnson.

Intanto l’assassinio di Diem non tranquillizzò il paese e molti episodi di violenza si manifestarono in tutta la loro tragicità,sostenuti da motivi religiosi, etnici e di minoranze culturali mal volute

Di questo stato di cose ne approfittarono i guerriglieri del F.L.N. che fecero ben poca fatica a reclutare nuovi adepti tra la popolazione scontenta della situazione. Al contempo i consiglieri americani apparivano sempre più disorientati e fatti bersaglio degli attacchi dei Vietcong, che organizzavano attacchi sempre più devastanti e micidiali, senza che gli attaccati avessero qualche opportunità di reagire. E’ necessario ricordare che gli attacchi portati dai rivoluzionari avvenivano principalmente di notte o in fasce orarie nelle quali gli americani erano “distratti” da altre faccende. Questi assalti erano assolutamente improvvisi e con un fronte di fuoco enorme.

Gli attaccanti, mimetizzati tra la popolazione, scomparivano come d’incanto e nessuno degli attaccati poteva rendersi conto di chi avesse messo in opera l’attacco. Questa tattica tormentò gli americani per l’intera durata del conflitto e la presenza di un Vietcong diveniva l’ossessione di ogni GI sia durante il suo servizio in Vietnam, che dopo, a casa!

Il 1964 fu caratterizzato da una sempre maggior propensione alla guerra combattuta, da parte dei falchi di Washington.

Il Pretesto

Mancava un capro espiatorio per iniziare gli attacchi e le ritorsioni contro il Vietnam del Nord e questa scusa giunse il 2 Agosto 1964, allorché il cacciatorpediniere MADDOX, al largo del Golfo del Tonchino in missione di intercettazione radio ed elettronica, venne attaccato da motosiluranti comuniste. Naturalmente il cacciatorpediniere reagì richiedendo il soccorso aereo e difendendosi con le cannoniere di bordo che provocarono dei danni alle imbarcazioni nordvietnamite, tuttavia i caccia F-8 Crusader, decollati dalla portaerei Ticonderoga, giungendo nell’area dell’attacco, non rilevarono assolutamente nulla.

Due giorni dopo, il 4 Agosto 1964, durante una missione notturna, il cacciatorpediniere Turner Joy denunciò un attacco da parte di imbarcazioni non identificate. I marinai spararono in acqua sicuri di avere visto il nemico, ma all’esame del sonar non vennero rilevate tracce di imbarcazioni di alcun genere. Questo avvenimento rimane ancora uno dei più fitti misteri della Guerra del Vietnam sul quale nessuno riuscirà più a far luce, tuttavia questo avvenimento diede un tacito permesso agli americani all’effettuazione dei bombardamenti a nord del 17° parallelo, al fine di colpire obiettivi militari comunisti, avviando di fatto la sanguinosa guerra del Vietnam.

Mentre le bombe cadevano sul territorio nordvietnamita, il Congresso statunitense, approvò la “Risoluzione del Golfo del Tonchino” che diede estesi poteri al presidente americano in materia militare, compreso quello di dichiarare guerra al Vietnam del Nord, dichiarazione che non si ebbe mai, ma che non impedì alle poderose armi dello zio Sam, di colpire il territorio nordvietnamita, donne, vecchi e bambini e di scatenare un vero inferno nel S.E.A..

Le Prime Azioni

Nell’ottobre dello stesso anno, nonostante le ritorsioni americane, le ripetute aggressioni dei Vietcong a spese delle basi militari americane, costarono alcuni danni a carico di bombardieri B-57 Canberra presso l’aeroporto di Bien Hoa. Questa ed altre incursioni vennero sottovalutate da Johnson che evitò ulteriori rappresaglie, ma che provocò il malcontento all’interno dello staff militare americano che aveva una vera e propria smania guerrafondaia e che non aspettava altro che nuove occasioni per scatenare rappresaglie e ritorsioni. Infine, dopo essere stato pressato dai falchi del Pentagono, il presidente americano autorizzò le missioni “Flaming Dart” che non erano altro che pesanti e devastanti bombardamenti sul territorio nordvietnamita.

Stranamente gli americani si trovarono di fronte alla scarsità di obiettivi da attaccare e dopo poche missioni, il poco che si poteva devastare era stato bombardato. Le missioni, al contempo erano divenute pericolosissime poiché la efficacissima contraerea comunista, determinava danni di rilievo alle forze aeree americane. Si scoprì così che più che la devastazione fisica di obiettivi peraltro inesistenti, le azioni di bombardamento avevano un tremendo impatto psichico ai danni dei guerriglieri che rimanevano letteralmente atterriti. Quindi le missioni vennero ulteriormente intensificate e nominate “Rolling Thunder” e miravano a saturare il territorio e a portare distruzione e morte su tutto quello che, di militare o meno, fosse bombardabile.

L’Impegno Terrestre

Se i bombardamenti sul Vietnam del Nord erano devastanti, gli attacchi dei guerriglieri, ai danni delle installazioni e del personale militare americani, non erano da meno ed erano ininterrotti.

Questa apparente irriducibilità delle armate nordvietnamite fece si che a Washington venisse approvato l’invio di contingenti terrestri da combattimento. Essi sbarcarono sulle spiagge di Da Nang l’8 Marzo 1965. Iniziava così la lunga, estenuante, inutile e sofferta esperienza diretta dell’america, sul suolo vietnamita.

Le truppe potentemente armate e psicologicamente cariche, toccarono terra a Da Nang come avvenne ad Iwo Jima venti anni prima, ma con la diversità che invece di essere accolti da ferocissimi soldati giapponesi, i GI vennero accolti da una popolazione calorosa che adornò quelle fresche divise con collane di fiori. Tanta veemenza per nulla! Non rimaneva altro da fare se non accamparsi nelle lussureggianti radure interne. Sembrava proprio che il nemico non ci fosse!

Ben presto però, le truppe americane subirono attacchi specialmente nelle ore notturne, nell’oscurità più fonda, da parte di un nemico non ben identificabile e accuratamente mimetizzato.

Il Generale Westmoreland, notando che il nemico non attaccava i soldati americani, pensò che dovevano essere questi ultimi a cercarlo ed inventò le missioni “Search and Destroy“, miranti a scovare il nemico laddove sembrava nascondersi, la foresta e i villaggi.

Il primo vero combattimento tra Marines e Vietcong avvenne nella valle di IaDrang nell’ottobre del 1965 con un esito a dir poco incerto.

Secondo il parametro del “Conteggio dei corpi” fu senz’altro una vittoria americana, ma vista sul piano del volume di fuoco in rapporto al numero delle vittime, fu una chiara sconfitta. Infatti per causare quelle poche vittime, i Marines dovettero accanirsi più sulla giungla che su un vero e distinguibile nemico. Insomma si dovette esprimere un volume di fuoco infernale per causare poche morti. Questo fenomeno si presentò in ogni singola battaglia che si tenne per tutta la durata del conflitto. Ogni singolo metro di terreno dovette essere conquistato con volumi di fuoco inimmaginabili e di certo sproporzionati per il reale valore della conquista.

Gli attacchi nordvietnamiti

I soldati ed i guerriglieri del nord si accorsero presto che, in campo aperto, gli americani erano in possesso di un volume di fuoco imbattibile e che, perciò, gli attacchi non potevano avvenire fronteggiandoli, ma necessitava una pianificazione degli attacchi fatta in modo tale che i soldati americani fossero, al momento dell’attacco, indifesi, vulnerabili e soprattutto incapaci di reagire. Quale posto migliore poteva esserci in Vietnam per adempiere a queste necessità se non la foresta degli altipiani centrali?

Tali foreste estremamente intricate e fittissime, erano un luogo terribile per gli stessi vietnamiti che le conoscevano bene, per i soldati americani, abituati fino ad allora a combattere su terreni liberi da ostacoli naturali, erano un vero e proprio inferno!

Per le truppe comuniste l’attacco da portare ai soldati americani, doveva essere pianificato con estrema cura e con segretezza assoluta. Doveva essere preparato sul luogo nel silenzio più assoluto, con il dispiegamento del massimo volume di fuoco possibile e con la massima rapidità. L’azione doveva avvenire con la massima sorpresa e il massimo parossismo possibili e non appena gli americani avessero abbozzato una reazione, l’attacco doveva cessare immediatamente e tutto doveva ripiombare nel silenzio e nell’immobilità. Gli eventuali compagni uccisi dovevano essere subito rimossi dal terreno per non dare agli attaccati il metro di misura del contrattacco. Lungo tutte le vie di fuga dovevano essere state già sistemate numerose trappole per rallentare il processo di inseguimento e causare il massimo numero possibile di feriti.

Per le truppe americane questo genere di attacchi comportava :

– l’essere colti totalmente di sorpresa

– l’essere massimamente esposti alle armi nemiche

– l’essere nell’impossibilità di contrattaccare il nemico perché invisibile

– l’inseguire il nemico nella giungla con il pericolo di incappare nelle terrificanti e dolorosissime trappole

– il non poter determinare l’esito del contrattacco, mancando l’unico metro di misura, quale il conteggio dei corpi

Ebbene questo genere di attacchi venne mantenuto operativo per l’intero conflitto e generò così tanto stress nelle truppe americane che i soldati erano tutti colpiti da una nuova sindrome psico-fisica “Ansia da stress post-traumatico” che si manifestava con crisi improvvise di panico, depressione, aggressività, cefalee, manie, disturbi della personalità di vario genere (manie suicide, alcolismo, tossicodipendenza, depressione grave, schizofrenie e alterazioni paranoidi).

A natale del 1965 Johnson fece sospendere i bombardamenti sul nord per sondare le intenzioni degli asiatici, mentre risultavano 200.000 i soldati in territorio vietnamita.

Tattiche Americane

Nel 1966 gli stati maggiori delle forze militari americane imposero ai soldati di cercare e distruggere il nemico rispettando scrupolosamente la popolazione civile, al fine di conquistarne cuore e mente. Tuttavia quella vietnamita era una popolazione dalla cultura radicalmente contadina, indolente e abituata alla sopraffazione ed alla presenza degli stranieri. Il Vietnam era stato una colonia dapprima dei francesi, poi dei giapponesi, poi ancora dei francesi ed ora la presenza degli americani non causava grande stupore. I tentativi di questi ultimi di incitare la popolazione a reagire all’influsso nordvietnamita non attecchiva più di tanto. L’unica cosa che funzionò a meraviglia era il dilagare della prostituzione per soddisfare le esigenze dell'”americano numero uno”!

Poiché era assai difficile distinguere chi appartenesse alla popolazione o ai membri del vietcong, gli americani furono costretti ad adottare dei sistemi che garantissero di colpire i soli rivoluzionari e risparmiare la popolazione. Uno di questi sistemi fu quello di creare le “Free Fire Zone” che non erano altro che delle aree di territorio evacuate dalla popolazione civile. Questa liberazione del territorio faceva si che, in teoria, chiunque passasse per quelle aree potesse essere considerato un nemico e fatto bersaglio di un fuoco implacabile e violentissimo.

Da un punto di vista prettamente militare poteva essere una soluzione, ma in realtà non modificò di molto la situazione poiché in un qualsiasi momento in cui i militari americani fossero passati nel villaggio liberato, erano fatti bersaglio di imboscate pericolosissime e sconcertanti.

Un altro esempio di poca lungimiranza fu l’accanirsi, da parte delle truppe americane, alla conquista delle tante colline situate nella zona degli altipiani centrali. La fittissima vegetazione presente su queste colline, offriva un sicuro riparo alle truppe comuniste che, da abili strateghi e tattici quali erano, facevano credere agli americani di attaccare in forze quando, in realtà, gli attaccanti erano i cosiddetti “quattro gatti”.

A quel punto le truppe americane richiedevano assistenza aerea e grande potenza di fuoco per annientare, in realtà poche unità rivoluzionarie.

Quando gli americani andavano a fare il bilancio dell’attacco respinto, scoprivano di avere annientato due o tre guerriglieri e di dover assistere a molti propri feriti. Queste logoranti e sanguinose missioni di conquista di inutili colline, provocò un enorme numero di vittime ed un altrettanto enorme numero di feriti che cominciarono a pesare sul bilancio economico e morale della guerra. Famosa è la battaglia accesasi per la conquista di una collina, poi soprannominata “Hamburger Hill“, che molti soldati americani paragonarono ad un gigantesco tritacarne e che diede il titolo ad un conosciuto film sulla tragedia del S.E.A.

Quando gli americani si accorsero della loro potenza sprecata, pensarono di sfruttare la tecnologia ed approntarono apparecchiature strane e originali. Uno di questi sistemi fu quello che diede l’avvio al progetto “Igloo White” che consisteva nel cospargere il territorio di centinaia di sensori sismici che avrebbero permesso di scoprire il traffico delle armate nordvietnamite le quali sarebbero poi state attaccate dall’aviazione. Fu un totale fallimento, tanto che alcune condizioni avrebbero potuto arrecare danno agli americani stessi ed il progetto fu abbandonato, così come fu cestinato l’altro bizzarro, incredibile progetto, quello dei “People Sniffer”. Questo progetto consisteva nel dotare le armate americane di “fiutatori elettronici” in grado di percepire le esalazioni degli escrementi lasciati sul terreno dagli uomini.

Non solo il progetto fallì per l’evidente impraticabilità, ma gli americani si accorsero che i nordvietnamiti, meno dotati di aggeggi elettronici, riuscivano ad identificare la presenza del nemico (americano) per l’odore delle sue sigarette o della sua brillantina.

Vale la pena, in questa sede, di esporre il dramma dell'”Agent Orange“.
Poichè la vegetazione offriva un riparo efficientissimo alle armate comuniste, gli americani pensarono follemente di togliere il coperchio al sentiero di Ho Chi Minh spargendo sugli alberi un potente defoliante chiamato appunto “Agent Orange”. Ebbene non solo non si ottennero i risultati sperati, ma la sostanza chimica determinò lo scatenarsi di malattie mortali nelle stesse truppe americane, come epatocarcinomi, leucemie, linfomi ed altre manifestazioni tumorali inesorabili.

Tutto questo accadeva nel 1966 ed al 31 Dicembre il numero dei soldati americani, presenti in territorio indocinese, ammontava alle 400.000 unità.

Il Sistema delle Gallerie

Uno dei problemi fondamentali dei soldati americani era rappresentato dal fatto che durante le perlustrazioni all’interno della fittissima giungla, i guerriglieri comparivano improvvisamente, attaccavano altrettanto proditoriamente e allo stesso modo scomparivano senza lasciare traccia. Inizialmente questi attacchi mietevano molte vittime, ma con enorme stupore gli americani si resero conto, finalmente, dell’esistenza di una fittissima rete di gallerie sotterranee che permettevano l’effettuazione di quegli attacchi.

Quando, nel 1967, i GI scoprirono questo geniale, efficientissimo sistema di distribuzione delle truppe, provarono immediatamente a neutralizzarlo, ma si resero conto che era praticamente impossibile procedere all’interno di quelle gallerie, così ricche di trappole e nascondigli che molti soldati americani persero la vita, o rimasero gravemente feriti, dopo aver percorso solo qualche metro al loro interno.

Quelle poche gallerie che fu possibile ispezionare, portarono alla luce un mondo parallelo, una vita sotterranea provvista di tutto quello che mancava in superficie e che gli americani cercavano tanto.

Il 1967 rappresenta la fine della guerra di routine. Gli americani si rendono conto che i sudvietnamiti stanno a guardare lo zio Sam che combatte per loro. Così gli addetti militari, a Saigon, impongono al governo sudvietnamita un maggior impegno delle sue truppe, che vengono addestrate e armate di tutto punto, ma che sono incapaci di prendersi a cuore la difesa del proprio territorio.

La guerra giunse, così, ad un punto morto nel quale fu impossibile stabilire un fronte dei combattimenti sul quale far giungere il massimo potenziale possibile. L’intero territorio sudvietnamita era uno sconfinato fronte, ogni singolo villaggio era un punto di pericolo per tutti, ogni muro doveva essere conquistato con molto sangue e molte armi.

In America le televisioni diffusero questo stato di cose e gli statunitensi cominciarono a mostrare irritazione, tanto più che le vittime arrivarono alla soglia psicologica di 20.000, per non parlare dei mutilati, dei feriti e delle spese economiche. Episodi di rifiuto al combattimento si moltiplicarono e molti richiamati bruciarono pubblicamente la cartolina precetto.

Fu l’inizio della fine!

Il Tet e Khe Sanh

Verso la fine del 1967 le truppe americane di stanza alla base aerea di Khe Sanh presagirono un attacco in forze da parte dei nordvietnamiti. Di li a pochi giorni cominciò l’inferno di Khe Sanh, uno dei capitoli più tristi, più clamorosi e più assurdi dell’intero conflitto del Vietnam. Per certi versi l’assedio di Khe Sanh può essere paragonato a quello di Stalingrado della Seconda Guerra Mondiale.

Khe Sanh era una base aerea situata a nord-ovest del Vietnam del sud, posta proprio a ridosso della statale n°9 che collegava il sud al nord. Questa base ospitava molte centinaia di soldati americani, era pesantemente armata e provvista di una lunga pista aeroportuale per l’atterraggio degli aerei da carico.

Quando i Marines si accorsero di essere accerchiati dai vietcong, cominciarono ad approntare le difese per un attacco imminente che si verificò nella notte del 10 gennaio del 1968, allorchè una granata colpì in pieno il deposito munizioni che saltò in aria con un fragore indescrivibile. Da quel giorno e per altri 77, la base fu sottoposta ad un assedio snervante ed intensissimo su tutti i lati. I soldati americani lamentarono decine di vittime e feriti e l’unico approvvigionamento arrivava dall’aria, quando i C-130 scaricavano i pallet senza nemmeno toccare la pista, per sfuggire agli attacchi nordvietnamiti.

Durante tutto l’assedio si verificarono innumerevoli atti di coraggio che favorirono la sospensione degli attacchi nordvietnamiti dopo 77 lunghissimi giorni di inferno. I soldati americani erano minacciati dai cecchini che, in alcuni momenti, giunsero a soli 200 metri dai sacchetti di sabbia perimetrali, ma quello che causò la cessazione degli attacchi, furono i bombardamenti effettuati dai famigerati B-52 Stratofortress che fecero cadere le bombe anche a soli 200 metri dai confini della base. Di certo quei bombardamenti causarono un numero enorme di vittime tra le file rivoluzionarie ed è ben immaginabile il terrore derivante da un solo attacco dei B-52.

Ebbene, poco più di due mesi dopo quei 77 giorni di sacrifici, di paura, di dolore e di morte, la base venne smantellata!

Lo stesso presidente Johnson aveva voluto che la base resistesse ad ogni costo per non ripetere il dramma di Dien Bien Phu, che portò alla sconfitta dei francesi, tuttavia dopo un assedio epico, gli alti gradi delle forze armate ne chiesero lo smantellamento perché la base era ininfluente ai fini della condotta di guerra. A testimoniare la resistenza, gli atti di coraggio, i soccorsi ai feriti e lo smantellamento, tuttavia, c’erano le telecamere della CBS che testimoniarono, al popolo americano, l’inadeguatezza di quella guerra e la sua inutilità, aumentando così il dissenso.

Insieme al dramma di Khe Sanh, si consumò anche la tragedia dell’Offensiva del Tet che segnò il giro di boa nello svolgimento della sanguinosa guerra.

All’inizio di ogni anno ricorreva il capodanno lunare o Tet, festa religiosa buddista che prevedeva la visita ai parenti, le feste e la pace. Negli anni precedenti al ’68, persino le truppe comuniste avevano sospeso i combattimenti in onore di tale festività e così avrebbe dovuto essere anche a gennaio ’68, tanto è vero che le truppe sudvietnamite erano state quasi completamente mandate in licenza e l’organico statunitense era in libera uscita. Totalmente di sorpresa e con un dispiegamento di truppe enorme, le armate comuniste attaccarono tutte le principali città del Vietnam del sud, provocando un numero elevato di vittime e di danni a strutture e installazioni militari.

Quang Tri, Hue, A Shau, Da Nang, Quong Ngai, Kontum, Binh Dinh, Cam Ranh, Phan Rang, Tay Ninh, Saigon, ecc. vennero attaccate con grande violenza e senza che le truppe comuniste risparmiassero i civili. Gli americani cercarono di reagire alla meglio, ma indubbiamente erano assolutamente privi di direttive e per la prima volta la popolazione reagi contro i vietcong.

Due avvenimenti principali caratterizzarono l’Offensiva del Tet, ovvero la Battaglia di Hue e l’assedio all’ambasciata americana a Saigon.

Hue era una cittadina imperiale costruita nel 1802, era sede dell’università e fu invasa dai guerriglieri. Gli americani tentarono una reazione, ma la cittadella fu sede di aspri combattimenti “palmo a palmo”, dove la parte del leone la fecero i cecchini comunisti che causarono uno spropositato numero di vittime in considerazione dell’importanza militare della zona. La battaglia per la riconquista di Hue fu epica quasi come quella di Khe Sanh e diede lo spunto a S. Kubrick per girare il famoso film “Full Metal Jacket“.

L’assedio all’ambasciata americana è un episodio militarmente poco importante e totalmente fallimentare per i vietcong, che perirono tutti senza concludere nulla, tuttavia da un punto di vista psicologico fu una sconfitta degli americani soprattutto sul fronte interno. Infatti prima del Tet del 1968, le forze armate dichiararono al popolo americano che, per la guerra in Vietnam, si intravvedeva una fine vittoriosa e a breve termine. L’attacco
all’ambasciata di Saigon colse tutti di sorpresa e svegliò gli americani dal sogno della vittoria. In effetti come potevano, i comunisti, permettersi di attaccare l’ambasciata americana, se si era quasi alla fine della guerra?

Le telecamere ripresero l’azione di difesa dell’ambasciata dopo che un commando di 19 vietcong aveva penetrato il muro di cinta e teneva in scacco funzionari e altri civili. Con sconcerto gli americani in patria poterono assistere al recupero dei cadaveri dei 19 vietcong, tutti penetrati all’interno del recinto e dovettero accettare il fatto che le truppe americane dovessero difendersi a casa propria, nonostante fossero trascorsi
quattro anni di guerra. Fu un vero e proprio fulmine a ciel sereno che sancì la perdita definitiva della credibilità dell’impegno americano in S.E.A..

Quando l’Offensiva del Tet fu dichiarata terminata, il Generale Westmoreland affermò che le truppe statunitensi e sudvietnamite avevano respinto tutti gli attacchi e che avevano vinto, ma in effetti la guerra assunse altre connotazioni che portarono al disimpegno americano di li a quattro anni.

Per la verità i vietcong subirono perdite rilevantissime tanto che, dal Tet in poi, i combattimenti vennero portati avanti dall’esercito regolare di Hanoi ed il Vietcong fu dichiarato estinto.

La Guerra del Vietnam in cifre

La guerra del Vietnam è durata 8 anni completi e qualche mese per un totale di 3000 giorni di combattimento.

Hanno partecipato a quella guerra oltre 1.500.000 americani.

Durante la guerra sono morti complessivamente 58.189 americani e sono rimasti feriti 300.000 soldati.

Nella guerra del Vietnam sono stati spesi almeno 300 miliardi di dollari.

Sono state sganciate 8 milioni di tonnellate di bombe.

I sudvietnamiti hanno perso 184.000 soldati, mentre i nordvietnamiti oltre 900.000.

Sul Vietnam del sud sono stati scaricati circa 55.000 tonnellate di agenti defolianti.

Nel Vietnam del sud hanno trovato la morte oltre 250.000 civili ed oltre 900.000 risultano essere feriti o mutilati.

L’Inizio della Fine

Il Tet, come abbiamo visto, non portò risultati di rilievo per i comunisti, ma gravi problemi arrecò agli americani ed ai sudvietnamiti. Non solo i comunisti non erano stati sconfitti, ma questi inasprirono gli attacchi ed in uno di questi, avvenuto presso Tan Son Nhut il 2 Marzo 1968, persero la vita 48 uomini della 25^ Divisione di Fanteria americana.

Intanto la situazione interna americana era arrivata ad un punto tale di contrasto, che il presidente Johnson pronunciò un discorso, nel quale annunciava che non si sarebbe più candidato alla presidenza degli Stati Uniti e che avrebbe ordinato una sospensione dei bombardamenti sul Vietnam del Nord invitando questi a colloqui di pace.

Saigon, che ancor prima dell’attacco del Tet era un vero e proprio bordello, divenne un inferno per la popolazione civile che dovette fuggire dalle proprie case e temere fortemente per la propria incolumità. A ciò si aggiungeva il flusso di profughi provenienti dalle cittadine più a nord attaccate, in precedenza, dai comunisti, flusso che trasformava la capitale del sud in un enorme campo profughi.

Implacabili, le telecamere portavano, ogni giorno, quell’inferno nelle case di tutti gli abitanti del mondo ed il fuoco del dissenso e della protesta pacifista si allargò a tutto il pianeta, con messaggi di condanna e protesta all’indirizzo della Casa Bianca. Nelle università americane, il movimento studentesco contro la guerra, stava acquisendo dimensioni preoccupanti.

Verso la fine del 1968 iniziarono i colloqui preliminari per gli accordi di pace e gli americani, in segno di distensione, fecero sospendere le operazioni Rolling Thunder. Tuttavia gli scontri politici tra statunitensi e nordvietnamiti, cominciarono subito a Parigi dove nacquero divergenze sulla forma del tavolo che gli americani volevano ovale ed i comunisti quadrato. Ad ogni modo i colloqui approdarono ad un cessate il fuoco almeno per il periodo natalizio.

Vietnamizzazione

Nel 1969 salì al governo degli Stati Uniti il presidente Richard Nixon che esordì, a proposito della guerra in Vietnam, con il termine di “Vietnamizzazione” che alludeva al progressivo passaggio dello sforzo bellico, dalle spalle degli americani, a quelle dei sudvietnamiti. Allo stesso tempo approvò, però, l’allargamento del conflitto ai vicini Laos e Cambogia per permettere alle truppe alleate di andare a scovare i “Santuari” vietcong in territorio extravietnamita. A quell’epoca i morti americani nella guerra del Vietnam ammontavano alla tremenda cifra di 33.640.

Le immagini dei soldati americani impegnati in territorio laotiano, giunsero sugli schermi degli americani, scatenando un vero e proprio putiferio tra pacifisti e studenti americani ed in seguito a queste manifestazioni Nixon, con abile mossa politica, autorizzò il rimpatrio di 814 uomini della 9 Divisione Fanteria dando inizio pratico alla Vietnamizzazione.

A settembre 1969 avvennero due fatti importanti, la morte di Ho Chi Minh ad Hanoi ed il celebre e tristissimo processo al tenente Calley per l’eccidio di My Lay, nel quale egli si macchiò di aver ingiustificatamente assassinato 347 civili sudvietnamiti.

Il 3 novembre Nixon dispose il rientro in patria di altri 35.000 soldati e prima di Natale, dello stesso anno, ordinò il ritiro di altre 50.000 unità. La guerra aveva strappato alla vita 40.024 americani al 31 dicembre ’69.

Il 1970 vide un allargamento del conflitto ai paesi confinanti citati dianzi. Con un tremendo bombardamento con B-52, gli americani cercarono di colpire massicciamente il sentiero di Ho Chi Minh, colpendo anche il territorio laotiano e cambogiano. Il 29 aprile del ’70 gli americani e i sudvietnamiti entrarono in territorio cambogiano e Nixon dovette ammettere questo allargamento, scatenando ulteriori dimostrazioni pacifiste studentesche che raggiunsero livelli di parossismo incredibile fino a che, alla Kent State University, in Ohio, quattro studenti morirono per mano della Guardia Nazionale. Fu un momento pessimo per il governo americano che perse stima e onore agli occhi di quasi tutte le nazioni del pianeta.

Comunque proprio queste manifestazioni e gli scarsi risultati conseguiti con l’invasione dei territori extravietnamiti, portarono il presidente americano a chiedere la sospensione delle invasioni in Cambogia e Laos ed il Congresso impose che non vi fossero ulteriori allargamenti del conflitto.

Nel 1971 gli americani stanchi sia in patria, sia sul campo di battaglia, cercavano una soluzione alla guerra. La resistenza agli attacchi comunisti fu sempre più debole e le armate sudvietnamite capirono che, presto, sarebbero state abbandonate a loro stesse, almeno sul terreno, visto che gli americani avevano garantito l’assistenza aerea. L’operazione Lam Son 719, condotta in Laos dai soli soldati sudvietnamiti, portò alla scoperta di numerosissimi santuari comunisti. Nei combattimenti persero la vita 2000 soldati di Saigon e 13.000 di Hanoi.

Il disimpegno americano, intanto, era testimoniato dal fatto che rimanevano in Vietnam solo 196.700 soldati ed altri 45.000 si preparavano al sospirato rientro in patria.

Le armate di Hanoi capirono che per il 1972 le operazioni dovevano provocare il definitivo tracollo del sud, sempre più abbandonato a se stesso e così, alla fine di marzo ’72, i comunisti attaccarono in forze nei pressi della Zona Smilitarizzata. L’incursione effettuata sfruttando al massimo il fattore sorpresa, provocò la caduta di alcuni centri come Binh Long, Loc Ninh e An Loc.

Gli americani risposero con un ferocissimo attacco sul sentiero di Ho Chi Minh e con pesanti bombardamenti su Hanoi ed HaiPhong, ma tali attacchi provocarono un vespaio di polemiche e proteste sia dentro che oltre i confini americani.

Nixon incurante del dissenso internazionale, ordinò il minamento del porto di HaiPhong dove erano alla fonda delle navi sovietiche, innescando una crisi tra superpotenze nello stile “Missili di Cuba” del 1963.

Scattò, nel contempo, l’operazione Linebacker 1 che prevedeva catastrofici bombardamenti su tutto il Vietnam del Nord, attacchi che in effetti provocarono un vacillamento del Nord che, per la prima volta, si mostrò preoccupato e fece sospendere le azioni al sud.

A Parigi l’ambasciatore nordvietnamita incontrò, per la 19ma volta, il segretario di stato Henry Kissinger e la trattativa si instradò positivamente tanto che, lo stesso segretario, fece sospendere le azioni Linebacker e affermò che …la pace è a portata di mano!.

Tuttavia ulteriori proposte americane vennero rifiutate dai comunisti e Nixon scatenò le nuove missioni Linebacker 2 ancora più feroci ed indiscriminate delle precedenti. Le operazioni terminarono il 30 dicembre ’72 ed il 28 gennaio ’73 iniziò il cessate il fuoco. Anche se le violazioni furono molte, la pace era ormai giunta. Con lo scambio dei prigionieri, la guerra tra il Vietnam del Nord e gli Stati Uniti d’America giunse finalmente al termine. Gli ultimi statunitensi lasceranno l’Indocina di li a poche settimane.

La Caduta del Sud

Non appena gli americani ebbero sgombrato il campo, i comunisti tornarono all’attacco. A cominciare dalla zona nord del Vietnam del sud, le truppe di Hanoi scesero combattendo e vincendo, costringendo migliaia di civili a riversarsi sulle strade, per altro minate, per correre verso Saigon nella speranza di una salvezza che non riusciranno a trovare.

Dopo un anno e mezzo di combattimenti e dopo che centinaia di migliaia di civili ebbero trovato la morte nella speranza di salvarsi, il Vietnam del sud agonizzava.

Nel 1975 la vittoria arrise ai nordvietnamiti. Il 26 marzo cadde in mani comuniste Da Nang sulla cui spiaggia, dieci anni prima, erano sbarcati gli americani. Il 21 aprile cadde Xuan Loc, ultimo baluardo a difesa della capitale Saigon.

In un clima di concitazione, disperazione e terrore, Saigon visse le ultime giornate della sua storia, mentre l’ambasciata americana veniva evacuata in fretta e furia, con migliaia di civili che cercavano di fuggire negli Stati Uniti. A mezzogiorno del 30 aprile 1975 i carri nordvietnamiti fecero il loro ingresso nei cortili del palazzo presidenziale a Saigon.

Il Vietnam del sud, la sua ricca e convulsa capitale e l’incubo della guerra, non c’erano più.

La guerra più assurda dell’era moderna è finalmente terminata.

Da consultare

Ecco una serie di siti che parlano della tragedia della Guerra del Vietnam

  1. The Wall
  2. Vietnam On line
  3. The Virtual Wall
  4. Vietnam War I.P.
  5. POW & MIA Families

Epilogo e Commento

Sono passati moltissimi anni da quando gli americani hanno lasciato, sconfitti, il territorio tormentato e bellissimo del Vietnam del Sud. Il Vietnam del Sud non esiste più, ma esiste ancora nel cuore e nella mente di molti reduci americani, che ora hanno 60 anni. Il ricordo struggente e terribile di una guerra ingiusta, violentissima ha causato in moltissimi di loro un tale disagio da portarli a vivere ai margini della società americana ancora oggi, malgrado che nel 1985 l’America abbia fatto pace con loro.

Accusati ingiustamente di essere degli assassini, sono stati il capro espiatorio per una sconfitta clamorosa e amara, ma i veterani di quella insulsa guerra non sono diversi dai soldati che sono rientrati vittoriosi dalla Seconda Guerra Mondiale o dalla Guerra di Corea, hanno solo dimostrato che una guerra si può anche perdere dopo averla scatenata.

A Washington DC il Vietnam Memorial Wall grida i nomi dei 58.189 soldati morti in territorio indocinese e molti loro compagni sopravvissuti, piangono davanti a quel muro nero. Piangono il compagno perduto, la gioventù perduta, le vite che hanno terminato in quella assurda guerra.

Purtroppo la Guerra del Vietnam non ha insegnato molto agli americani che oggi stanno portando avanti una guerra ingiustificata e stupida in un altro posto del pianeta. Hanno imparato solo quello che gli è rimasto conveniente imparare ovvero :

– tenere lontano le telecamere

– usare truppe di soldati di origini non americane

– impiegare forze mercenarie superpagate e spietate

– coalizzarsi con altri stati violenti e ingiusti

– combattere per motivi molto meno idealistici e più pratici come il petrolio.

L’unica vera colpa di quei reduci, che hanno rischiato la vita in Vietnam, è di non aver saputo coinvolgere il proprio popolo nel dire basta alla guerra.

Hanno veramente combattuto per nulla!

8 thoughts on “Guerra del Vietnam

    1. La guerra fu inutile, ma il comunismo era da abbattere. Se gli Stati Uniti avessero bombardato a tappeto il Vietnam del Nord, credo proprio che avrebbero vinto.

      1. Ciao Alberto, io credo che tutti gli “ismi” siano inutili, come il liberismo statunitense. Poi di fatto il comunismo è rimasto, come il fascismo. La guerra del vietnam è stato un atto immotivato di aggressione, mai dichiarata. Un inutile spreco di vite umane e di risorse ed una ulteriore dimostrazione che gli USA sono un grosso problema per l’intera umanità. La recente storia ce lo conferma.

  1. I vietnamiti sono uno dei popoli più interessanti della storia dell’umanità. Ho la fortuna di avere amici vietnamiti e lo posso dire con assoluta certezza. La loro particolare storia influisce in tutti i campi, come la gastronomia e la lingua. Vale davvero la pena di approfondire…

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